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Morto a Milano Nedo Fiano, fu uno degli ultimi sopravvissuti ad Auschwitz

Era padre del deputato Emanuele

E' morto nelle scorse a Milano Nedo Fiano, papà del deputato Emanuele e uno degli ultimi sopravvissuti di Auschwitz. Aveva 95 anni. "Mi piange il cuore - commenta la presidente della comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello -. Ha avuto la forza di raccontare l'orrore a intere generazioni. Un esempio di vita per tutti noi. Un abbraccio a Emanuele Fiano e alla famiglia dalla comunità ebraica di Roma".

Imprenditore, scrittore e divulgatore, Fiano fu anche consulente di Roberto Benigni per "La Vita è bella". Il 6 febbraio 1944, all'età di 18 anni, la polizia fascista lo arrestò mentre passeggiava in via Cavour a Firenze e lo rinchiuse nel carcere della città per il suo essere ebreo. Successivamente venne trasferito al campo di transito di Fossoli, insieme con altri undici membri della sua famiglia. «Ciò che ha connotato tutta la mia vita è stata la mia deportazione nei campi di sterminio nazisti. Con me ad Auschwitz finì tutta la mia famiglia, vennero sterminati tutti. A diciotto anni sono rimasto orfano e quest’esperienza così devastante ha fatto di me un uomo diverso, un testimone per tutta la vita», disse.

Il 16 maggio 1944 fu deportato, insieme con tutti i suoi familiari arrestati, presso il campo di concentramento di Auschwitz.

Il viaggio durò sette giorni e sette notti all'interno di un vagone usato per il trasporto di bestiame, senza sapere cosa stesse succedendo e il perché. Alle sei del mattino dell'ottavo giorno il treno si fermò e le persone all'interno del vagone caddero una sopra l'altra. All'entrata del campo, Fiano intravide, immerse nel buio, solo quattro ciminiere riconducibili alla presenza di un complesso industriale.

Ad Auschwitz arrivò il 23 maggio. La sua matricola di prigioniero era A5405. 

L'11 aprile 1945 fu liberato dalle forze alleate nel campo di concentramento di Buchenwald, dove era stato trasferito dai nazisti in fuga, unico superstite della sua famiglia.

La mattina seguente al suo rientro a Firenze, decise di ritornare nella sua vecchia casa per vedere cosa era rimasto dopo la sua deportazione, ritrovando però solo macerie. In condizioni di grave indigenza, fu aiutato dai cugini, unici familiari rimasti in vita perché non deportati. In seguito, riprese gli studi con l'obiettivo di diventare perito tessile per avere un diploma che gli permettesse un accesso al mondo del lavoro.

Le reazioni

"Da oggi il mondo è più povero", il commento del presidente della Regione Lazio e segretario del Pd, Nicola Zingaretti.

"Non avrò mai io la forza che ebbe lui e che lo fece risalire dall’abisso, ma da lui ho imparato che per le battaglie di vita e contro ogni odio bisogna combattere sempre. Questo ci ha insegnato la memoria che lui ha contribuito a diffondere. Sia lieve a papà la terra che lo accoglie e sempre su di noi la sua mano ci protegga", ricorda il figlio Emanuele.

"Per due anni - assieme alla Comunità Ebraica di Firenze - organizzammo i voli della memoria. Una delle più toccanti esperienze della mia vita politica. La sua voce in albergo la sera prima della visita ai lager, la sua emozione nei luoghi della prigionia, la sua forza d’animo nell’incitare alla fine i ragazzi a vivere la propria vita da protagonisti: non dimenticherò mai i tanti istanti che adesso mi tornano in testa. Quanta bellezza in quell’uomo che trasmetteva alle nuove generazioni il testimone della memoria", commenta il leader di Italia Viva Matteo Renzi.

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