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Dj Fabo, "Cappato accertò che fosse una scelta autonoma": ecco perché è stato assolto

Le motivazioni sono state scritte nella sentenza di assoluzione depositata nella giornata di giovedì

Fu "autonoma e consapevole" la decisione di Fabiano Antoniani di andare a morire in Svizzera. Lo hanno messo nero su bianco i giudici della Corte d'assise di Milano nella sentenza con cui nel dicembre 2019 hanno assolto Marco Cappato dall'accusa di aiuto al suicidio.

"Le emergenze istruttorie — si legge nelle motivazioni, depositata nella giornata di giovedì 30 gennaio — hanno dimostrato che Marco Cappato ha aiutato Antoniani a morire, come da lui scelto, solo dopo avere accertato che la sua decisione fosse autonoma e consapevole, che la sua patologia fosse grave e irreversibile e che gli fossero prospettate correttamente le ipotesi alternative".

Il collegio della prima Corte d'assise, presieduto da Ilio Mannucci Pacini, ha ricostruito come l'intervento della Corte Costituzionale abbia ridotto la portata l'area della punibilità e come bisogna riportarsi ai requisiti "procedimentali" per poter decidere rispetto alla non punibilità, ossia la presenza di una patologia irreversibile, la volontà del soggetto espressa in modo "chiaro e univoco" indice di una capacità di prendere decisioni libere e consapevoli, e che al paziente venga "prospettata la possibilità di porre fine alla propria vita mediante la sedazione profonda e l'interruzione dei trattamenti di sostegno vitale". Condizioni che in questo caso si sono verificate.

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