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Milano, 9mila nati e quasi 17mila morti: così l'anno del coronavirus ha cambiato la città

I numeri: 16.6922 vittime e circa 9mila nati in un anno. Residenti sotto 1 milione e 400mila

Un anno, forse il più difficile di sempre, in numeri. L'ufficio Anagrafe di Milano mercoledì ha diffuso i propri dati, raccolti dal 1 gennaio e il 29 dicembre del 2020, che inevitabilmente risentono di tutto il peso dei difficili giorni di convivenza forzata con il coronavirus. 

Il dettaglio che balza subito all'occhio è la differenza, in negativo, tra nuovi nati e vittime. Negli ultimi dodici mesi sotto la Madonnina sono nati circa 9mila nuovi milanesi e per loro - come confermato dalle classifiche annuali - i nomi più scelti sono stati Leonardo per i maschietti e Sofia per le femminucce. Per tutti i neonati milanesi - hanno annunciato da palazzo Marino - "verrà piantato un albero in città nel corso della stagione agronomica". 

Se il dato delle nascite è calato, quello dei decessi è tristemente aumentato. I morti "sono 16.692 in tutto il 2020" - ha spiegato il comune -, sottolineando come il picco sia dovuto "anche all'emergenza sanitaria da covid 19". 

Alla fine dell'anno i residenti milanesi sono 1.392.802, con il dato che scende sotto la quota simbolica di 1 milione e 400mila raggiunta lo scorso settembre e festeggiata dal sindaco Beppe Sala che aveva personalmente incontrato l'ultimo nuovo cittadino. "Il dato risente della flessione delle nascite e dell'aumento dei decessi. Ma non solo. Nel corso dei mesi di lavoro in smartworking, con la naturale diminuzione di alcuni servizi, gli uffici dell'Anagrafe hanno potuto realizzare una puntuale verifica sulle cancellazioni anagrafiche per irreperibilità, attestandone circa 6mila - hanno evidenziato dall'amministrazione -. Si tratta di pratiche complesse, che spesso richiedono diversi mesi prima di essere portate a compimento; dal 2018, anno in cui è entrato in vigore il Censimento permanente della popolazione, vengono eseguite con maggiore regolarità".

Neanche il covid, però, ha fermato l'amore. "Nonostante il fermo assoluto delle cerimonie stabilito dal governo tra l'8 marzo e il 7 maggio e la ripresa delle celebrazioni in forma contingentata, solo gli sposi, due testimoni e l'officiante, sono 1.650 le coppie che si sono unite tra matrimoni civili (1.257), religiosi (281) e unioni civili (112). Di queste, più del 70% è rappresentato da coppie italiane, il 20% ‘miste’, la restante parte straniere", ha fatto sapere il comune. E tanto è stato fatto anche in materia di digitalizzazione. 

"Sebbene questa amministrazione fosse già sulla strada dell'innovazione - ha commentato l'assessora alla trasformazione digitale e servizi civici, Roberta Cocco -, le conseguenze della crisi pandemica hanno portato a un'improvvisa accelerazione dei servizi digitali, che abbiamo potenziato e implementato grazie al lavoro fatto a partire dal 2016. Il 2020 è stato l'anno in cui abbiamo lanciato l'app del Fascicolo del cittadino, che in soli 6 mesi è passata da 7mila a 70mila download; l'anno in cui i certificati richiesti online hanno sfiorato il 90% del totale, così come le pratiche di iscrizione ai principali servizi del Comune, ai concorsi, la richiesta dei buoni spesa, solo per citare alcuni esempi. Inoltre lo smartworking ha permesso ai dipendenti dell'area servizi al cittadino, solitamente impegnati allo sportello, di lavorare circa 24mila pratiche da remoto, riuscendo ad azzerare le richieste in sospeso. Anche nei drammatici momenti della pandemia - ha concluso la Cocco - il comune è rimasto vicino ai cittadini e lo ha fatto grazie al lavoro delle donne e degli uomini impiegati nei nostri uffici".

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