Via Gola, negozi trasformati in case: e il Nidaba rischia di chiudere

A rischio chiusura lo storico locale Nidaba Theatre, già Ambrogino d'Oro: le nuove abitazioni nei negozi necessitano di insonorizzazioni tecnicamente impossibili. Non applicato il regolamento edilizio, l'appello a Sala

Dopo venticinque anni di attività potrebbe chiudere presto, e per sempre, il Nidaba Theatre, storico locale milanese famoso soprattutto per la musica dal vivo, a cui il Comune di Milano ha assegnato, nel 2016, l'Ambrogino d'Oro. La colpa non è la crisi post-lockdown per il covid, ma una vicenda edilizia che sta trasformando la zona di via Gola e che mette a rischio la sopravvivenza del locale.

Il problema nasce dal fatto che numerosi negozi, tra cui l'ex ristorante a fianco del Nidaba, sono stati acquistati (a basso costo) per essere trasformati in mini-loft soppalcati. Si tratta di locali stretti e lunghi, che non possono essere insonorizzati per garantire tranquillità ai futuri inquilini. Una impossibilità tecnica che, secondo quanto riferito dai gestori, riguarda anche il Nidaba stesso. Si va quindi verso "liti condominiali" per il rumore che inevitabilmente proverà dallo storico locale di musica live, già insonorizzato per proteggere le abitazioni sovrastanti e un ristorante, ma non abitazioni a fianco (i requisiti sono ovviamente diversi).

Mancano alcune autorizzazioni

Ma c'è di più: l'operazione di trasformare i negozi in abitazioni si scontra con il regolamento edilizio e il Piano di governo del territorio. E' infatti consentita, secondo le regole esistenti, solo in presenza di determinati requisiti, specialmente in aree vincolate. I gestori del Nidaba hanno bussato in Comune per segnalare che i tecnici di Palazzo Marino avrebbero già fornito le autorizzazioni senza chiedere tutti i documenti prescritti, in particolare quelli che attestano la "valutazione di clima acustico", inclusi nel "calderone" dei documenti sull'abitabilità dei locali, scontrandosi per ora con «spessi muri di gomma».

Una speculazione edilizia a discapito dei negozi di vicinato di via Gola, che potrebbe avere effetti non solo direttamente sul Nidaba Theatre, ma anche sulla riqualificazione dell'intero quartiere, martoriato da problemi come il diffuso spaccio di droga. Una riqualificazione che, nelle parole ripetute più volte anche dal sindaco di Milano Beppe Sala, non dovrebbe invece prescindere dalla presenza di attività commerciali, negozi e botteghe artigiane.

Botteghe per combattere il degrado

Un modo per combattere il degrado attraverso la socialità con cui i gestori del Nidaba concordano: «Siamo da sempre convinti - scrivono - che sia questa la strada giusta per intervenire in modo radicale ed efficace in zone difficili come Via Gola, senza dover ricorrere a sgomberi, retate o propagandistiche azioni di forza. Serve piuttosto uno sviluppo di attività e di pubblici esercizi, per poter rivitalizzare il quartiere e riportarlo ad essere degno di fare parte del centro storico di una città come Milano». 

Teorie che però si scontrano con quanto fa lo stesso Comune di Milano avallando la realizzazione di monolocali soppalcati al posto di negozi di quartiere senza verificare l'esistenza effettiva dei requisiti previsti dal Pgt e dal regolamento edilizio. Un'accusa pesantissima, una pratica che per il Nidaba è facilitata da «eccessiva burocrazia, dal conseguente scarso 
controllo, e da disposizioni nate per facilitare la burocrazia e che invece vengono usate da questi imprenditori per raggirare la legge e il regolamento edilizio. Disposizioni che gli uffici comunali si ostinano ad applicare con una presa di posizione inspiegabile».

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L'appello a Sala

Un precedente che potrebbe espandersi a macchia d'olio in tutta la città? In via Gola, per il momento, l'operazione è stata comunque bloccata per «oggettive irregolarità», ma gli immobiliaristi stanno provando a chiedere una "sanatoria" edilizia. I gestori del Nidaba lanciano quindi un appello a Sala: «Solo lui può fermare questa assurdità, dimostrando di voler seriamente mantenere le promesse prese con il quartiere; non con atto discrezionale d’imperio, ma con una decisa presa di posizione nel senso del rispetto della legge». E aggiungono di non essere in ostilità verso Palazzo Marino: «Crediamo nelle capacità e nei buoni propositi di questa amministrazione e con loro ci piacerebbe poter collaborare serenamente per sviluppare nuovi progetti per il quartiere e per l'intera Milano».

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