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Sp 40 Binasca: i Comuni, «no ad un'autostrada o superstrada»

Piace di più la proposta di Città Metropolitana: quattro corsie ma preservando l'attuale percorso perché il traffico è locale al 90%

Si torna a parlare dell'ipotesi di una superstrada o autostrada che colleghi l'A1 (Autostrada del Sole) con l'A7 (Milano-Genova) tra Melegnano e Binasco. Ciò che oggi viene assicurato dalla sp 40, la Binasca, ma in modo totalmente insufficiente (una corsia per senso di marcia) rispetto alle esigenze relative al traffico, aumentato negli ultimi anni per il sorgere di poli logistici nel Sud Milano.

E' l'idea della Toem, Tangenziale ovest esterna, che Regione Lombardia ha "ripescato" qualche mese fa presentando uno studio di fattibilità con tre scenari. Il primo, in realtà, prevede soltanto una riqualificazione dell'attuale Binasca, lasciandola a una corsia per senso di marcia e al limite allargando le carreggiate. Una possibilità che viene sostanzialmente scartata da tutti: alla Binasca serve una riqualificazione (la strada ha circa 70 anni e conta 49 ponti), ma questo scenario non andrebbe a risolvere il problema del traffico.

Il secondo scenario è quello di una superstrada a quattro corsie, ricalcata in gran parte sul percorso attuale della sp 40. Il terzo scenario, infine, prevede una autostrada ex novo, qualche chilometro più a sud. Contro tutt'e tre le proposte sono scesi in campo Città Metropolitana, Associazione Parco Sud e la maggior parte dei sindaci del territorio.

No ad autostrada e superstrada: ecco perché

L'idea di un'autostrada o superstrada non piace per diversi motivi. Prima di tutto perché l'intero tratto tra Binasco e Melegnano, di circa 17 chilometri, viene percorso soltanto dal 10% dei veicoli. In altri termini la Binasca è una strada per il traffico locale. A cui non interessa più di tanto una bretella che inevitabilmente avrebbe poche "uscite" ed "entrate". Non solo: questo traffico locale è composto, in modo non irrilevante, anche da mezzi lenti come quelli agricoli, che anche solo sulla superstrada si troverebbero in grande difficoltà e metterebbero a loro volta in difficoltà il traffico normale.

L'altra idea: 4 corsie ma percorso attuale

La quarta idea, quella proposta da Città Metropolitana, piace decisamente di più ai sindaci: si tratterebbe di rendere la Binasca a quattro corsie, due per senso di marcia, senza però trasformarla in superstrada, così da salvaguardare il traffico locale, compreso quello "lento". «La soluzione di Città Metropolitana ha anche il pregio di costare molto meno di qualunque superstrada o autostrada, per cui si possono liberare risorse per migliorare il trasporto collettivo da e per Milano. Mi riferisco in particolare al prolungamento della metropolitana MM2 da Assago ai Comuni più a sud, che comporta anche la diminuzione del traffico privato e dell’inquinamento», il commento di Guido Tafuri, consigliere delegato alla mobilità di Casarile.

«Non siamo per il no ad ogni costo»

«Non siamo quelli del no a ogni costo, siamo per una soluzione che tenda a minimizzare l’impatto ambientale e a servire al territorio», dichiara Paolo Festa, sindaco di Pieve Emanuele. E Nadia Verduci, sindaca di Noviglio: «La Regione sta riproponendo la Toem, progetto che i sindaci del Sud Milano hanno costretto a ritirare. La tangenziale ovest esterna è incompatibile con il Parco Agricolo Sud Milano». Paolo branca, sindaco di Carpiano: «La Regione da una parte legifera per contenere il consumo di suolo, dall’altra propone soluzioni viabilistiche altamente impattanti». Infine Lidia Reale, sindaca di Basiglio: «I cittadini qui vogliono che si diminuisca il traffico e l’inquinamento».

Dello stesso tenore il parere di Andrea Bucci, presidente dell'Associazione Parco Sud: «Servono soluzioni per risolvere i problemi attuali, non per permettere la crescita selvaggia di nuovi poli logistici. Il Parco Sud merita uno sviluppo senza consumi di terreni agricoli». E dalla Regione arrivano le dichiarazioni del consigliere del Movimento 5 Stelle Nicola Di Marco: «Il no a una nuova autostrada è unanime; è uno spreco di risorse e una colata d’asfalto indecente su di un territorio a vocazione agricola. Va potenziato l’esistente».

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