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Alessandro Rovellini

Opinioni

Alessandro Rovellini

Direttore responsabile MilanoToday

Evitiamo l'ennesima vergogna del sabato

Ogni fine settimana, manifestazioni con percorsi non autorizzati di deliranti "non qualcosa" mettono in scacco il centro cittadino. Che si usi la mano ferma, come spesso avvenuto in altre situazioni

Si dice sia una minoranza molto rumorosa. In effetti la è, vedendo i dati: solo a Milano, più del 90% della popolazione target ha fatto almeno una dose di vaccino anti-covid. Eppure, anche sabato con ogni probabilità ci sorbiremo la solita, scalcagnata, protesta anti-greenpass sulla "dittatura sanitaria" che bloccherà il centro città verso Loreto. Viva il dissenso, sia chiaro. Manifestare è lecitissimo. Ma assembrarsi in suolo pubblico richiede permessi e accordi, in queste occasioni perennemente disattesi.

Fatto incontrovertibile: la maggioranza delle persone in corteo, statisticamente, è vaccinata. Il che rende il tutto ancora più stridulo e paradossale. Il sindaco Beppe Sala è stato pesantemente minacciato sui gruppi che organizzano queste proteste, ormai poco spontanee. In modo impercettibile, e sempre nel perimetro della cortesia istituzionale, aveva invitato il prefetto di Milano a usare mano ferma con i manifestanti. Perché diciamocelo fuori dai denti: spesso e volentieri altre situazioni (vedasi le proteste per il clima durante la conferenza con Greta Thunberg) sono state soppresse con inflessibile rapidità. E con qualche manganellata e qualche carica. Non è un mistero, invece, che da ormai 2 mesi al sabato ci siano corsie quasi sguarnite per deliri complottisti e infiltrazioni dell’estrema destra e altri gruppi antagonisti, che riescono a fare capannello senza particolari difficoltà. Il tutto senza alcuna autorizzazione sul percorso stabilito. La giustificazione non interventista sull'"equilibrio dell'ordine pubblico", a mio avviso, è molto limitata. Non è possibile continuare a farsi irridere. 

Nel frattempo, almeno i leoni da tastiera sono giustamente bloccati. Gli uomini della digos qualche ora fa hanno perquisito le abitazioni di due 50enni in relazione agli insulti ricevuti dal primo cittadino. I due, entrambi incensurati, sono indagati per minacce gravi e hanno ammesso le loro responsabilità. Gli agenti hanno loro sequestrato cellulari e personal computer. Si tratta di due utenti del canale Telegram "Basta dittatura - proteste", chiuso a settembre dall'autorità giudiziaria di Torino, che negli ultimi giorni hanno pubblicato frasi ingiuriose e minacciose all'indirizzo di Sala. Il primo è un uomo di 51 anni residente a Teulada (provincia del Sud Sardegna), un sottufficiale della Marina Militare ora non in servizio perché privo del green pass, che ha postato il seguente messaggio: "Quindi è giusto anche prendere a calci in c*** questo bastardo di m*** quando avvistato nella città". Il secondo, un 50enne residente a Crescentino, in provincia di Vercelli, ha invece postato le seguenti parole: "Io è da tempo che dico basta girotondi per le città ma di andare sotto le case, villette di questi e farli tremare il terreno dove camminano". Questo è il livello. Casomai ci fosse qualche dubbio sulla profondità delle argomentazioni di chi agita le proteste.

Transenne, blocchi preventivi, controlli più asfissianti: gli strumenti per impedire a questi signori di mettere in scacco il centro cittadino ci sono e le forze dell'ordine li hanno. Che si radunino pure con i cori contro la "dittatura sanitaria" nelle ridenti campagne milanesi. Ma che non blocchino, per l'ennesima volta, la Milano che vuole ripartire e dimenticare l'incubo del covid. 

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