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Non si farà più il nuovo ospedale per sostituire San Carlo e San Paolo

La Moratti mette la "pietra tombale" sull'idea di realizzare il nuovo nosocomio

Foto Ansa/Milo Sciaky

Tramonta definitivamente l'idea di chiudere gli ospedali San Carlo e San Paolo per realizzare una nuova sede a metà strada tra i due nosocomi. «E' nostra ferma volontà mantenere operativi entrambi gli ospedali nelle collocazioni attuali», spiega Letizia Moratti, assessora regionale al Welfare, annunciando di avere inviato una lettera al sindaco di Milano Beppe Sala sull'argomento.

Qualche giorno fa, l'assessore comunale all'urbanistica Pierfrancesco Maran aveva chiesto alla Regione di fare chiarezza sull'unificazione dei due ospedali, un tema da tempo nel limbo, e di scegliere di mantenere i due nosocomi, ristrutturando il necessario, anche a fronte delle nuove esigenze sanitarie emerse con la pandemia covid.

E venerdì è arrivata la chiara risposta di Moratti. Che non lascia più spazio all'idea di edificare un nuovo ospedale che sostituisca i due esistenti. L'assessora (e vice presidente della giunta lombarda) aggiunge che mantenere operativi i due ospedali nelle sedi attuali consentirà di «garantire servizi di prossimità ai cittadini milanesi di quell'area» e che la Regione intende «riqualificare i due presidi con dotazioni tecnologiche all'avanguardia e mantenere il pronto soccorso presso il San Paolo». 

L'idea e l'area a Ronchetto sul Naviglio

Già prima dell'inizio della pandemia covid, la Regione aveva rinunciato all'area individuata dal Comune di Milano per l'eventuale nuovo ospedale (a Ronchetto sul Naviglio), che presentava diverse problematiche logistiche (l'accessibilità stradale) e imponeva oneri di bonifica molto ingenti. L'unico vantaggio della localizzazione consisteva nella (relativa) vicinanza con la futura stazione di San Cristoforo della M4 e la collegata stazione del passante ferroviario che avrebbe attratto i cittadini residenti a Corsico, Trezzano sul Naviglio, Cesano Boscone e Cusago. Ma, pur con un investimento di circa 400 milioni di euro provenienti dallo Stato, l'allora assessore al Welfare Giulio Gallera aveva stabilito che l'area non fosse adatta.

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