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La Regione cambia il presidente di Lombardia Film Commission

Non troppa pubblicità per designare il nuovo capo della Fondazione. Intanto prosegue il processo per la compravendita gonfiata del capannone di Cormano

La giunta regionale ha stabilito di sostituire il presidente di Lombardia Film Commission: sarà Marco Allena, docente di diritto tributario alla Cattolica, a guidare l'organismo pubblico (è una Fondazione partecipata dal Comune di Milano e da Regione Lombardia) che si occupa di facilitare la realizzazione di documenti visivi (film, documentari, spot e fiction) in location lombarde. 

Allena, che pare sia stato indicato direttamente dal presidente della giunta regionale Attilio Fontana, andrà a sostituire Alberto Dell'Acqua, docente di finanza aziendale in Bocconi. Dell'Acqua era stato comunque riproposto come presidente dal capogruppo leghista in consiglio regionale, Roberto Anelli, ma Allena, mercoledì pomeriggio, è stato nominato "con funzioni di presidente" nel consiglio d'amministrazione di Lombardia Film Commission. La designazione del presidente spetta a Regione Lombardia.

«Il nuovo presidente, purtroppo, ancora una volta è estraneo al mondo del cinema e dell'audiovisivo. Questo la dice lunga sulla mancata volontà di rilanciare un ente che dovrebbe sostenere un settore molto importante per Milano e la Lombardia, oggi in crisi per le restrizioni della pandemia. Ci piacerebbe che Fonta spiegasse perché indica un avvocato e professore di diritto a capo di Lombardia Film Commission», il commento di Paola Bocci, consigliera regionale del Pd, secondo cui la delibera è stata approvata mercoledì senza alcuna "pubblicità".

Recentemente, Lombardia Film Commission (contrariamente a Regione Lombardia) si è costituita parte civile al processo sulla compravendita del capannone di Cormano che vede, tra gli imputati, l'ex presidente Alberto Di Rubba, un commercialista considerato molto vicino alla Lega. Per Di Rubba i pm hanno chiesto una condanna a quattro anni e otto mesi di reclusione. Secondo le indagini, una società aveva acquistato il capannone rivendendolo poi a Lombardia Film Commission con un bando che, per gli inquirenti, era costruito su misura proprio per quell'edificio, ad un prezzo nettamente maggiorato. Tra le ipotesi di reato, la presunta creazione di un "fondo" destinato alla Lega con l'acquisto "gonfiato" del bene.  

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