Nuovo stadio, Sala: «Si farà ma alle condizioni del Comune»

Il sindaco dà il via libera "personale" al nuovo impianto («metto da parte la nostalgia per il Meazza») ma avverte: le regole le stabilisce il Comune

L'esterno del nuovo San Siro per il progetto Populous

Il giorno dopo la presentazione dei due progetti per il nuovo stadio a San Siro, il sindaco di Milano Beppe Sala (che alla presentazione non è andato, affermando di non voler fare commenti a caldo) prova a ragionare sui prossimi passi e quasi alza le mani in segno d'arresa di fronte al decisionismo mostrato dai club: «Metto da parte un po' la mia nostalgia e la mia passione per il Meazza, altrimenti non sarei un buon sindaco», ammette. Ma assicura anche che farà rispettare le regole e che il profilo ambientale «sarà fondamentale».

Certamente vi sarà un dibattito in consiglio comunale; e certamente la sintesi deve arrivare presto, Sala lo sa bene: prima di tutto perché, come hanno ricordato i vertici di Milan e Inter, la Legge Stadi impone un cronoprogramma; in secondo luogo perché certi dibattiti pubblici, se si trascinano, fanno più male che bene. 

E per quanto riguarda le regole, il sindaco ricorda che la Legge Stadi consente, sì, fino a un raddoppio delle volumetrie previste in un Pgt, proprio per venire incontro alle società che dal nuovo impianto devono recuperare ricavi consistenti, ma avverte anche che «la Legge Stadi non fa decadere le regole comunali»: in altri termini Sala preferisce che il consiglio comunale dia il suo assenso al di là della Legge Stadi, forse per una maggior legittimazione popolare-democratica. 

Se le squadre, giovedì durante la presentazione, a domanda esplicita hanno risposto di non voler pensare ad aree fuori Milano, è ben noto che quelle aree vi sarebbero: il Comune di Sesto San Giovanni è pronto a stendere tappeti rossi per far costruire l'impianto nell'area ex Falck. Diventa allora un obiettivo di Palazzo Marino quello di evitare la "fuga" oltre confine comunale, lasciando comunque il calcio a San Siro. Molto dipenderà quindi dalle indicazioni che usciranno dall'aula del consiglio, il giorno in cui verrà dibattuta la questione; è assai probabile che il lavoro sarà di limatura tra il masterplan presentato dai club e le aspettative dei consiglieri e degli abitanti del quartiere, che ovviamente vorrebbero una quota massima di verde pubblico e minima di strutture "invasive".

La questione dell'ex Trotto

In questo senso è bene ricordare che la vicenda dei due "lotti" coinvolti dallo stadio (il mega-parcheggio che diventerebbe la sede del nuovo impianto e il luogo in cui ora c'è il Meazza, che diventerebbe l'area di sviluppo del parco e delle funzioni commerciali e terziarie) si interseca con quella dell'ex Ippodromo del Trotto, a fianco. Si interseca non per i club né per i futuri investitori del nuovo San Siro, ma per i residenti. Che vedono (comprensibilmente) come un tutt'uno lo sviluppo dell'area "vasta". 

La questione del Trotto è totalmente slegata da quella dello stadio, ma al residente interessa capire cosa succederà "nell'insieme". Corre voce che sia pronto un investimento immobiliare residenziale sull'ex Trotto, che gli abitanti vedono mediamente con sfavore. Probabilmente la questione entrerà comunque nel dibattito sullo stadio in consiglio, almeno come "citazione".

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