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I ragazzi al Virgilio

I ragazzi al Virgilio

Milano, non si ferma l'onda degli studenti: occupato (dopo i tamponi) anche il Virgilio

Altra occupazione a Milano. Prosegue la lotta degli studenti contro la didattica a distanza

Banchi, perfettamente distanziati. Sedie. Libri aperti. Voci che si accavallano al rumore delle pagine sfogliate. Un'aula, insomma. Vera, viva, piena. Non si ferma la rabbia degli studenti di Milano, che da qualche giorno hanno ormai dichiarato guerra alla didattica a distanza e alla chiusura forzata - e prolungata - delle loro scuole a causa dell'emergenza coronavirus. 

L'ultimo istituto a "cadere", venerdì mattina, è stato il liceo Virgilio. I ragazzi - dopo lo "sciopero a distanza" e le lezioni in strada dei giorni scorsi - hanno deciso di riprendersi i loro spazi e di buon'ora si sono presentati nella succursale di via Pisacane per fare lezione da lì. I giovani, tutti sottoposti a test anti covid e tutti negativi, hanno creato la loro aula e sono poi passati alla "Dad". 

"Giovani lasciati senza istruzione"

"Abbiamo deciso di unirci anche noi alla lotta studentesca che in queste settimane sta caratterizzando Milano. Tramite questa occupazione vogliamo sottolineare i problemi che da sempre penalizzano la scuola e che il covid ha accentuato impedendo un rientro in presenza e soprattutto in sicurezza - hanno spiegato dal collettivo collettivo autonomo Virgilio -. Il covid ha messo tutto il paese in ginocchio, soprattutto la scuola. Il governo ha fatto promesse su promesse e nessuna di queste promesse è stata mantenuta. Le scuole si sono dovute organizzare per un rientro in sicurezza a settembre, che da parte del Liceo Virgilio era stato fatto. Dopo un mese, con l’arrivo della seconda ondata ci hanno richiuso, obbligando studenti e professori a ritornare alla didattica a distanza. Durante la pausa natalizia le scuole si sono nuovamente dovute organizzare per un rientro al 75% in presenza, due giorni dopo per un rientro al 50% per poi ritrovarsi di nuovo chiusi a casa. Come studenti e studentesse del liceo Virgilio, eravamo pronti per il rientro in quanto l’organizzazione scolastica è stata fatta nei tempi giusti e con grande rigore", hanno spiegato.

"Vogliamo chiarezza e organizzazione da parte del governo che ora più che mai sta lasciando tutti i giovani senza un’istruzione - l'accusa degli studenti -. Vogliamo un’organizzazione sui piani di rientro: il rientro deve avvenire in sicurezza per studenti, docenti e personale Ata. Ci vuole coordinazione con i mezzi di trasporto pubblici perché molte studentesse e molti studenti, per arrivare a scuola, devono usufruire dei mezzi di trasporto come treni, autobus, metro e tram, tutti luoghi in cui il virus è trasmissibile perché non vengono garantite le regole base di prevenzione del contagio come ad esempio il distanziamento".

"Il covid è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: un vaso pieno zeppo di trent’anni di tagli all’istruzione e noncuranza da parte delle istituzioni. Il problema dello spazio è principale anche all’interno delle scuole, infatti sono sempre più presenti classi pollaio, dove è difficile garantire un distanziamento. Chiediamo che vengano ampliati gli spazi per le scuole per garantire la sicurezza necessaria per poter rientrare. Con questo chiaro gesto di protesta - hanno concluso - vogliamo chiedere al nostro governo che tutti coloro che quotidianamente vivono l’ambiente scolastico siano considerati una priorità".

L'ondata di occupazioni

Quello di venerdì mattina al Virgilio è solo l'ultimo di una serie di blitz messi a segno in questi giorni nelle scuole meneghine. La rabbia dei giovani è esplosa definitivamente dopo la scelta del Pirellone - prima ancora che la Lombardia finisse di nuovo in zona rossa - di rinviare le lezioni in presenza a dopo il 25 gennaio, almeno.

Da quel momento i ragazzi hanno iniziato a fare lezione sui marciapiedi e a occupare simbolicamente le scuole - dal Tito Livio al Manzoni passando per il Severi, il Volta, il Vittorio Veneto, il Parini, il Berchet, l'Einstein -, raccogliendo in molti casi l'appoggio e la solidarietà di insegnanti e dirigenti scolastici.

Tante azioni simboliche, ma sentite, per chiedere che la scuola torni ad essere una priorità, per chiedere tamponi e test per alunni e prof e per pretendere che le aule riaprano. Al più presto.

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