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Alessandro Rovellini

Opinioni

Alessandro Rovellini

Direttore responsabile MilanoToday

Il mio (spero sbagliato) pessimismo cosmico sulle Olimpiadi di Milano

Covid, una guerra in Europa, il clima sempre più caldo: le Olimpiadi invernali sono quanto di più lontano si possa pensare ora. Come arriverà Milano a quei giorni?

Quanto sembrano lontane le Olimpiadi invernali a Milano. Solo poche settimane fa, in Cina, abbiamo assistito a un evento tra l'irreale e il surreale: il trampolino immerso in un'area industriale spettrale, le bolle per atleti e staff, la strategia covid zero che ha isolato spettatori e partecipazione. L'Italia non ha sfigurato, ma sportivamente sarà un'Olimpiade che non ricorderà nessuno. C'era l'elefante nella stanza: l'aggressione russa in Ucraina. 200mila soldati ammassati al confine durante i Giochi. Secondo i primi dati delle intelligence occidentali, i cinesi sapevano. Poi report parzialmente smentiti hanno parlato del "turbamento" di Xi Jinping, che non sarebbe stato informato della guerra imminente. Ma tant'è. La kermesse cinese non ha avuto nessuna coda d'interazione. E la mancata partecipazione della compagine russa alle paralimpiadi ha chiuso il sipario mediatico su tutto ciò che è sport. Ora, tristemente, parlano i missili. 

Si sa, 4 anni corrono in fretta. Milano nelle scorse ore ha presentato il progetto dell'Arena di Santa Giulia, che è anche bandiera di quella che sarà l'eredità dell'evento alla città. Uno stadio polifunzionale, moderno, sostenibile; un hub per l'intrattenimento non solo per la Lombardia, ma per l'interno Nord Italia, data la posizione logistica privilegiata. I lavori dovrebbero iniziare (Tar permettendo) nel 2023. "Negli ultimi quindici anni Milano si è sviluppata a nord del Duomo", ha detto il sindaco Beppe Sala, "nei prossimi quindici lo sviluppo sarà invece a sud, che è in parte campagna. Quindi la Milano del futuro, espansa in quella direzione, non sarà solo luogo di eventi e uffici ma diventerà una delle zone più gradevoli in cui immaginare di vivere". Già. Ma come si arriverà a quella data?

Nel 2020 molti pensavano che l'emergenza covid sarebbe potuta terminare con l'estate, in qualche mese. Non è stato così. Dopo 2 anni e 50 milioni di italiani vaccinati, solo giovedì in Lombardia ci sono stati 25 morti e quasi 6mila casi. L'indice Rt è in risalita (l'ennesima) in diverse regioni. Non ne siamo fuori. La pandemia ha insegnato che l'unica previsione giusta è prevedere che non si può prevedere niente, ma solo fare ipotesi verosimili. Varianti, durata vaccini, rilassamento generale: il covid è tutt'altro che sconfitto. In tutto questo, la scia immediata di Pechino è una guerra assurda e insensata perennemente in bilico sul terzo conflitto mondiale. Quello che sta avvenendo in Ucraina non terminerà in pochi giorni, ma in mesi se non anni. L'Onu stima nell'immediato 2,5 milioni di profughi verso l'Europa. In Italia, a oggi, siamo a 21mila arrivi. Gran parte di queste persone sarà indirizzata a Milano. Servono alloggi, reti assistenziali, forniture mediche, servizi alla persona. Sala pensa possano esserci da gestire 40mila persone. In gran parte donne e bambini. Un numero enorme, la popolazione di una città italiana media. Che dovrà essere integrato. Molti non torneranno in Ucraina. Il Paese, nella migliore delle ipotesi, sarà spezzato in due, con un'ampia zona di influenza russa totalmente invisa alla popolazione odierna. Anche se è presto per gli scenari. Le uniche certezze sono la devastante emergenza umanitaria e le fosse comuni di civili. E un futuro geopolitico quanto più instabile possibile.

Non è finita. Siamo così certi che nel 2026 ci sarà un inverno degno di essere chiamato con questo nome? Il numero di gare di Coppa del Mondo di sci alpino che negli anni passati è stato cancellato per condizioni metereologiche ostili, caldo e zero neve, è in costante ascesa. Le temperature alte e le scarse precipitazioni riducono anche i bacini idrici che provvedono all'innevamente artificiale. Non piove più, non piove mai. I rilevamenti sono impietosi. Tra gennaio a febbraio in città ci sono stati 7 giorni di pioggia: il 60% in meno rispetto alla media degli ultimi 30 anni. Verissimo, si dirà che tanto Milano ospiterà gare al chiuso, ma non è un buon antipasto per la riuscita delle competizioni, anche sulle Alpi. Mentre scrivo, a Bormio, sede di gare, ci sono 9 gradi.

Io mi auguro una cosa. Che tra 4 anni questo pezzo sia da buttare nella carta straccia di pessimismo e irrealismo cosmico. Il problema è che sono semplicemente in fila dei fatti. Per una volta, il destino di un evento epocale, come Expo 2015, non dipende solo ed esclusivamente da noi, dalla città, dal sistema Paese. Il 6 febbraio 2026 sarebbe bello pensare alle gaffe della cerimonia d'apertura, alle polemiche sui tornelli che non funzionano, alla bruttezza delle divise degli atleti italiani. Tornare polemisti della domenica, ecco. Già quello, al cospetto dell'orrore di questi giorni, sarebbe il regalo più bello per i Giochi milanesi. 

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