"Cerco Barbie da restaurare per poi donarle": anche Milano ha il suo 'ospedale delle bambole'

Rebecca Di Biagio, 30enne di Abbiategrasso, ci ha spiegato come funziona il nuovo progetto di solidarietà a cui ha dato vita

Rebecca e le sue Barbie

"Cerco Barbie rovinate da restaurare e poi donare a dei bambini che non possono comprarle". È questo il post con cui su Facebook Rebecca Di Biagio, una ragazza di 30 anni che abita ad Abbiategrasso, ha lanciato il suo nuovo progetto, un 'ospedale delle Barbie' che possa dare nuova vita a quelle più malconce per poi regalarle alle famiglie bisognose. Lei stessa al telefono con MilanoToday in un fiume di emozione ed entusiasmo ha spiegato come è nata l'iniziativa e come funziona. 

Come ti è venuta questa idea?

"Con il lockdown mi sono ritrovata ad avere più tempo libero. Io sono stata sempre una persona molto creativa e così ho iniziato a prendere un pennarello, poi la macchina da cucire... Un giorno poi la mia nipotina è venuta da me disperata raccontandomi che alla sua Barbie avevano tagliato i capelli. 'Nessun problema' le ho detto io, ho seguito alcuni tutorial e le ho ricreato la parrucca, ma le ho anche fatto un vestito e delle scarpe nuove".

E poi cosa è successo?

"Ho pensato a un progetto di Ooak, ovvero pezzi unici di Barbie ispirati a personaggi femminili importanti. Per realizzarlo però ci vogliono delle competenze molto sviluppate, così mi sono chiesta 'come posso migliorare nel mio hobby e fare anche qualcosa di buono?'. Da qui l'idea di restaurare le Barbie rovinate per poi donarle, perché tutti i bambini hanno diritto di giocare. E più sono rovinate le bambole, più io mi diverto ad aggiustarle! Io capisco anche che non tutti hanno tempo per aggiustare, ma nel mio caso con questa attività ho tirato fuori il piccolo artigiano nascosto che è in me".

Quindi dopo averle rimesse in sesto le regali...

"Non è mio interesse realizzare un profitto con questa iniziativa. Il mio scopo è da una parte ecologico e dall'altra sociale. Le Barbie sono di plastica, noi buttiamo da mattina alla sera questo materiale, che poi finisce nei mari e negli oceani. Quindi se un giocattolo invece di diventare un rifiuto può acquisire nuova vita per me è importante dargli questa possibilità. Le bambole che mi arrivano sono nude, con le braccia mordicchiate, i capelli tagliati... ma una volta aggiustate tornano bellissime. Poi, in secondo luogo, il messaggio che voglio dare è che è importante imparare a trattare bene un oggetto, perché in questo modo si apprende a prendersi cura in generale, delle cose come delle persone". 

Come fai ad aggiustare le Barbie distrutte?

"C'è stato un periodo della mia vita in cui trasformare le cose era una necessità. Ora questo periodo di ristrettezze per fortuna è finito, ma mi è rimasto il lato positivo. Io ho già una certa manualità ma vedo anche dei tutorial e consulto i tantissimi blog esistenti dei 'doll maker'. Ci vuole anche molto tempo: io dedico le mie giornate a questa attività, ma per me è un vero piacere. Ad alcune Barbie si ridipinge anche il volto, le si usa proprio come una tela. Anche per i vestiti io utilizzo materiali di recupero, a volte pregiati, come ad esempio la seta. Riciclare infatti non è sinonimo di scarsa qualità: si tratta di utilizzare tessuti con una storia che vengono rilavorati per poi essere rimessi a nuovo".

Come funzionano le donazioni e le adozioni?

"Io ho lanciato il mio appello sui social per avere Barbie rovinate da aggiustare. Una signora ha subito risposto e me ne ha donate una trentina. Dopo il 'restyling' le bambole vengono donate a bambini ma anche agli adulti se sono interessati, non faccio discriminazioni di genere o età. Se ne può adottare una alla volta, e una sola per persona. Questo perché dietro le Barbie c'è un grosso business e non vorrei che qualcuno potesse lucrarci. Gli adottanti devono abbracciare l'iniziativa, per questo gli lascio una sorta di contratto in cui si impegnano a trattare bene quella bambola. Io non chiedo nulla in cambio delle Barbie messe a nuovo, ma naturalmente visto che per la riparazione alcuni materiali vanno comunque acquistati, se qualcuno vuole fare un'offerta libera a favore del progetto, l'accetto volentieri".

Come speri che diventi il tuo 'ospedale delle Barbie'?

"Il mio sogno sarebbe aprire una piccola bottega ed essere sommersa di Barbie da aggiustare. Un domani mi piacerebbe raccontare il mio progetto andando nelle piazze con una onlus, magari appoggiandomi a mia madre e al suo compagno che in provincia di Benevento ne hanno da poco aperta una per le persone autistiche".


 

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