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All'ospedale Sacco c'è un nuovo padiglione di terapia intensiva: costruito in 60 giorni

L’ospedale Sacco amplia il suo reparto di terapia intensiva con l’inaugurazione del Padiglione 51

Repertorio

Un nuovo padiglione di terapia intensiva, realizzato in 60 giorni grazie a una donazione di 3 milioni di euro che ne ha permesso la ristrutturazione e la dotazione delle più moderne tecnologie. L’ospedale Sacco di Milano amplia il suo reparto di terapia intensiva con l’inaugurazione del Padiglione 51 a cui hanno preso parte, tra gli altri, il viceministro allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni e il viceministro della salute Pierpaolo Sileri, oltre ai rappresentanti delle istituzioni locali.

Il nuovo reparto al Sacco

Realizzato da Ceetrus Italy in cordata con ImmobiliarEuropea e Sal Service, tramite la joint venture Merlata Sviluppo, il nuovo padiglione è dotato di dieci posti letto progettati per la cura di pazienti con patologie infettive a elevata diffusibilità e pericolosità e/o immunodepressi. Sei stanze di degenza isolate da zone filtro garantiscono invece il massimo livello di bio-contenimento. Gli altri quattro posti letto saranno invece dotati di flussi laminari e disposti in un open space flessibile. All’interno dell’area intensiva è stata realizzata anche una emergency room. Accanto all’area protetta di degenza, poi, sono stati ristrutturati e ampliati tutti i locali di supporto (spogliatoi, bagni, docce) che permetteranno il passaggio di oltre 80 operatori fra medici, infermieri e professionisti in formazione.Il premier Giuseppe Conte, in un messaggio inviato all’ospedale e letto durante la cerimonia, ha espresso “stima per l’impegno nella gestione dell’epidemia.

L’impegno alla collaborazione tra la sanità pubblica e privata sono strumenti indispensabili per assicurare adeguati livelli di assistenza ai cittadini”. Un messaggio di ringraziamento è poi arrivato dal viceministro Buffagni al personale medico sanitario del Sacco “perchè ci avete fatto dormire sonni tranquilli nonostante le paure che da cittadini avevamo. Perchè nonostante tutto quello che si può dire, io mi fido di questo territorio, di queste strutture e nessuno vuole distruggere nulla. Saremo i primi a fare in modo che quello che c’è di buono venga non solo difeso, valorizzato ma anche preso di esempio”. Nell’unirsi ai ringraziamenti, il viceministro Sileri ha aggiunto che “insieme occorre vedere quello che è accaduto, ricostruire e ripartire”, lanciando la sua ‘ricetta’ delle tre ‘i’: investigare, imparare, investire, evitando che la sanità continui a essere “la cenerentola degli investimenti”.

Il saluto di Delpini

A portare il suo saluto anche l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, che ha richiamato tutti alla coerenza, pubblico e privato: “La mia impressione – ha detto – è di vivere dentro una situazione di contraddizione che mi lascia un po’ smarrito. Di tutte le parole che ho ascoltato qui c’è un modello ideale di collaborazione pubblico-privato, una specie di idillio che ha realizzato”, ma “appena si esce da questo contesto sembra di respirare accuse e polemiche”.


 

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