Sesto, in ospedale si opera ma non c'è la terapia intensiva: "A rischio pazienti e medici"

Da oggi in ospedale a Sesto si torna a operare, ma la terapia intensiva è ancora "sospesa"

Sala operatoria di nuovo aperta e in funzione. Ma col "brivido". Continua a essere teso il clima all'interno dell'ospedale di Sesto San Giovanni, finito in queste ultime settimane al centro di un piano di riorganizzazione studiato per cercare di fronteggiare la nuova ondata dell'epidemia di coronavirus e che adesso - in sostanza - resta sempre più "monco".

Il riassetto è stato lungo e travagliato. Inizialmente si era deciso di chiudere il pronto soccorso e il punto nascite per spostare i medici al Bassini, al Niguarda e in Fiera. Poi si era deciso di "inviare" tre anestesisti a Cinisello, lasciando così però una sola guardia notturna a Sesto. Quindi, in un continuo rimbalzo di proposte e idee, era stato scelto di trasformare la terapia intensiva in reparto covid - senza però aumentare il personale - salvo poche ore dopo "sospendere" quella stessa terapia intensiva e far andare altri due rianimatori al Bassini. 

Sesto, si opera ma senza terapia intensiva

Lunedì mattina, secondo quanto risulta a MilanoToday, è stato scritto un altro capitolo della storia infinita. Stando a quanto comunicato dalla direzione sanitaria ai primari in una mail del 9 dicembre, infatti, dal 14 all'ospedale di Sesto è di nuovo in funzione una sala operatoria "per interventi chirurgici programmati", che si unisce a quella dedicata alle urgenze. 

Dietro quella che sembra una buona notizia - una sorta di "normalizzazione" dell'ospedale - però c'è un grande però. "I posti letto della terapia intensiva sono ancora sospesi - mettono nero su bianco i dirigenti del presidio -, pertanto l'attività di monitoraggio postoperatorio può essere effettuata solo negli spazi della recovery room", che è una stanza tra il blocco operatorio e l'uscita dallo stesso blocco in cui c'è un monitor con tre parametri e un solo infermiere. 

"Questo - prosegue la mail - impone una selezione rigorosa dei pazienti da sottoporre ad interventi chirurgici programmati prediligendo i pazienti con rischio Asa basso 1 o 2" - il rischio anestesiologico legato all'intervento - "che non necessitano di monitoraggio o che richiedono un monitoraggio post operatorio di terapia intensiva di massimo 24 ore". In sostanza, quindi, ai medici viene richiesto di tornare a operare scegliendo pazienti con potenzialmente pochi rischi. 

Tutti i dubbi dei medici 

Ma potenzialmente, appunto. Perché è evidente che in un ospedale - in cui tra l'altro il pronto soccorso è attivo - la teoria, le previsioni possono poi discostarsi dalla realtà. E questo i medici lo hanno fatto sapere all'ospedale con una comunicazione intersindacale che solleva più di un dubbio sulla scelta. I dottori, infatti, ci tengono a precisare che "effettuare interventi elettivi Asa 1 e 2 non è sinonimo di intervento senza complicanze o senza necessità di ricovero non programmato o inaspettato in terapia intensiva". Lo è sulla carta, ma non è detto che lo sia nella pratica.

E non è tutto. Perché - in uno strano gioco di parole - la mail chiede ai medici di seguire pazienti che necessitano di "un monitoraggio post operatorio di terapia intensiva di massimo 24 ore", anche se in realtà la terapia intensiva è chiusa e a loro disposizione c'è solo la recovery room. La "locuzione è alquanto ambigua, oltre che parecchio opinabile, dal momento che per un «monitoraggio postoperatorio di terapia intensiva» l’unico luogo adatto è la terapia intensiva", sottolineano i dottori. 

"Spariti" 4 posti di terapia intensiva

Eppure gli strumenti per rimettere in funzione la terapia intensiva ci sarebbero tutti, anche se con le solite carenze di personale. Ma anche qui c'è un però. Sembra, infatti, stando a quanto appreso da MilanoToday, che i 4 posti che erano stati trasferiti proprio da Sesto a Cinisello adesso siano stati chiusi anche al Bassini. 

Morale della favola: né ospedale sestese, né ospedale di Cinisello e la Lombardia in piena emergenza coronavirus si ritrova con 4 posti di terapia intensiva che sembrano spariti. Il tutto mentre a Sesto si ricomincia ad oprare in una situazione "che sta rischiando seriamente di precludere l’incolumità sia dei lavoratori che degli assistiti bisognosi di cure appropriate".
 

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