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Energia pulita

Dentro al parco fotovoltaico milanese: perché i pannelli solari non dovrebbero sottrarre verde pubblico

I parchi fotovoltaici sono fondamentali per la transizione energetica. I pannelli solari dovrebbero essere installati su superfici già edificate. Ma in diversi casi vengono montati su aree verdi e terreni agricoli, consumando ettari di suolo

Fino a pochi mesi fa, tra la tangenziale Est e il centro commerciale Carosello, il primo ipermercato d’Italia, c’era uno degli ultimi fazzoletti di verde rimasti in un’area caotica e trafficata. Una zona fatta di rotonde e svincoli che consentono l’accesso ai grandi magazzini insediati sull’area: Ikea, Leroy Merlin, Decathlon. Strutture costruite negli anni, ampliate nel corso del tempo, senza che dietro ci fosse una riorganizzazione della viabilità e dell’impianto urbanistico. 

Oggi in quel triangolo di verde c’è un parco fotovoltaico. Una zona dove sono installati pannelli che immagazzinano energia solare e la convertono in energia elettrica, alimentando abitazioni, fabbriche e attività commerciali. Si tratta di una fonte di energia pulita, senza emissioni, che gli Stati membri dell’Unione europea stanno sostenendo per raggiungere la transizione energetica entro il 2030. Per l’Italia è una corsa contro il tempo. 

Per questo il fotovoltaico è stato incentivato con detrazioni fiscali e bonus. Ma è stato allo stesso tempo poco regolamentato. Si è sempre guardato all’obiettivo, spesso senza stabilire dei limiti. I pannelli solari sono fondamentali: rappresentano il sistema più semplice, veloce ed economico per ridurre l’utilizzo di energia da fonti fossili. Si possono montare su superfici già costruite, come tetti di case e fabbriche, ma anche su terreni agricoli e aree verdi accanto a parchi protetti. 

Da alcuni anni l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) monitora il consumo di suolo da fotovoltaico. Tra il 2006 e il 2022 gli impianti hanno consumato circa 15mila ettari di terreni agricoli. Per fare un paragone, quelli persi per la costruzione di edifici  e fabbricati erano circa 19mila. Una recente sentenza della Corte di cassazione dello scorso marzo arriva di fatto a equiparare i pannelli ancorati a terra agli immobili rispetto al tipo di utilizzo del terreno. La transizione energetica non è a costo zero né per forza di cose sostenibile da ogni punto di vista.

Nel parco fotovoltaico alle porte di Milano

Raggiungere il parco fotovoltaico accanto al Carosello non è così semplice, se non si conosce la zona. Intorno all’impianto originario del centro si sono affastellati negli anni altri padiglioni che ne hanno aumentato in parte la volumetria. L’edificio risale agli anni Settanta, ma ancora oggi è uno dei poli commerciali che genera più indotto alla proprietà, la società olandese Eurocommercial. Negli anni sono stati presentati al Comune e alla Regione diverse proposte di ampliamento: nuove strutture per accogliere sempre più persone e aumentare i volumi d’affari. 

Uno di questi progetti, poi cassato, risale al 2014. ''Il campo accanto ai parcheggi dove oggi c’è il parco fotovoltaico doveva essere sistemato con filari alberati per mitigare gli impatti delle nuove volumetrie'', spiega Jasmine La Morgia dell’associazione Bene comune Cernusco. Una sorta di opera realizzata dal costruttore a beneficio dei cittadini, quando si edificano nuove superfici. 

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L’area dove oggi sono stati montati i pannelli ha una superficie di 23mila metri quadrati, l’equivalente di quasi quattro campi da calcio e rientra nel territorio di Cernusco sul Naviglio. Accanto c’è un terreno agricolo simile dove, tra la boscaglia, si intravedono le tracce dei sentieri che collegano Carugate a Cernusco attraverso la campagna.

Per alcuni, è una zona poco fruibile dagli abitanti perché si trova proprio accanto all’autostrada. Secondo La Morgia, ''è invece uno dei pochi angoli di biodiversità in una zona molto costruita''.

Pure le piante contribuiscono ad abbattere i livelli di emissioni e a rendere l’aria più respirabile. ''Lo abbiamo visto all’interno del parco degli Aironi'', prosegue. Il parco degli Aironi si trova lì vicino, ma è poco visibile perché ribassato rispetto alla strada. È collocato in una sorta di conca verde, intorno al lago generato della cava di sabbia e ghiaia dietro al Carosello.

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''Qui le nostre centraline hanno rilevato livelli di biossido d’azoto decisamente inferiori'', racconta La Morgia. C’è calma, silenzio. Il rumore delle macchine si sente solo in lontananza. ''È in corso di valutazione un progetto di espansione della cava che dovrebbe includere il terreno agricolo oggi vuoto, accanto a quello dove Eurocommercial ha installato i pannelli'', racconta La Morgia. Per poi concludere, spiegando che ''la tutela di queste aree dovrebbe essere contemplata quando si parla di transizione energetica''.

I 3200 pannelli solari del Carosello producono ogni anno circa 3mila megawattora di elettricità. Con questa energia si copre una parte delle aree comuni del centro commerciale, generando, secondo le stime di Eurocommercial, un’energia equivalente ai consumi di mille famiglie italiane. Oggi è in discussione un nuovo ampliamento del centro che prevede il montaggio di altri pannelli. La società vorrebbe raggiungere così l’autosufficienza energetica.parco-cava-cernusco

Eppure al Carosello sarebbe stato forse possibile tutelare quegli spazi verdi. La struttura infatti è mastodontica, i tetti occupano superfici immense. Camminando sul tetto, non si vedono pannelli. In questo caso, non è stato sfruttato il tetto dell’edificio. La scelta è ricaduta sui campi. La ragione potrebbe essere legata al processo di installazione: è più semplice e probabilmente meno costoso ancorare l’impalcatura dei pannelli al terreno piuttosto che ai tetti. Le superfici già costruite richiedono lavori di manutenzione e impermeabilizzazione prima di poter installare il fotovoltaico. 

Soprattutto nel caso di vecchie costruzioni. ''Per prima cosa, sul tetto ci devi salire e poi vanno messi in conto oneri di sicurezza e costi dei macchinari'', sottolinea Paolo Pileri, professore di Pianificazione territoriale ambientale al Politecnico di Milano. E inevitabilmente, si può posizionare un numero ridotto di pannelli. ''Bisogna frazionarli in lotti - spiega - e questo richiede un’organizzazione ancora più complessa''.

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Pannelli e consumo di suolo: il caso di Torre Boldone

Secondo Pileri la transizione energetica non può prescindere da questo, arrivando a compromettere ulteriore suolo. Sono stati concessi contributi e sgravi fiscali prima ancora che le regioni individuassero tutte le superfici più idonee: tetti, parcheggi, porzioni di carreggiata accanto alle autostrade, aree militari. I progetti sono partiti. ''Mentre i pannelli intanto venivano montati sui pascoli e sulle aree agricole'', aggiunge Pileri.

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''Perché si posizionano i pannelli sul 10 per cento delle aree protette invece che sul restante 90?'', si domanda Oscar Locatelli, presidente del Parco dei Colli di Bergamo. Lì accanto si trova Torre Boldone, piccolo comune della bergamasca di 8mila abitanti, dove è stato installato un parco fotovoltaico da 6.300 impianti e oltre 3 megawatt di potenza, in grado di produrre 4 milioni di kilowatt di energia pulita ogni anno.

Proprio a Torre Boldone sta per costituirsi una nuova comunità energetica che sfrutterà l’energia prodotta, abbattendo i costi delle bollette. Anche qui i pannelli solari sono stati montati in un terreno adiacente al parco. ''Non è un’area protetta, ma una zona comunque sottoposta a tutela'', spiega Locatelli, che come rappresentante del Parco dei Colli ha presentato lo scorso dicembre ricorso al Tar. Nonostante i vincoli, l’impianto era stato autorizzato dagli uffici del Comune dopo un’attenta valutazione - secondo quanto dichiarato dal sindaco - che ha coinvolto la Provincia e il Ministero competente.

I pannelli sono stati installati nelle aree adiacenti al Parco dei colli (foto: Cer Imotorre)

La partita dei privati

Molti tecnici comunali non sarebbero sempre stati preparati in modo adeguato su una materia così ostica e complessa. ''I piccoli comuni che si occupavano in genere di pratiche edilizie e impianti di depurazione, dall’oggi al domani si sono ritrovati a rilasciare pareri sui parchi fotovoltaici'', afferma Pileri. Riescono sempre a essere precise e puntuali queste valutazioni?

Il Comune di Cernusco non ha nemmeno dovuto farla una valutazione. Come riferito a MilanoToday, avrebbe solamente vagliato una proposta presentata da Eurocommercial, verificando la conformità ai parametri di legge. ''L’area è loro e possono farci quello che vogliono'', commenta La Morgia.

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Non accade sempre così. Nella maggior parte dei casi, sono società private più o meno grandi a partecipare ai bandi e richiedere le autorizzazioni, dopo aver trovato i terreni. ''Gli agricoltori sono spesso tentati a vendere o affittare i campi perché la rendita è più alta rispetto alla coltivazione'', spiega Mauro Belloli di Coldiretti.

''Le concessioni creano però disuguaglianza'', commenta Pileri. C’è uno squilibrio di ruoli e viene di fatto lasciata carta bianca ai privati sulle aree più redditizie e di maggiore interesse. Nel fotovoltaico italiano stanno investendo anche società straniere: spagnole, olandesi, danesi. ''In Sardegna un’area agricola sarebbe stata ceduta di recente a un’azienda cinese'', ricorda Pileri.

Questo meccanismo, basato sugli incentivi, potrebbe però sfuggire a un controllo pubblico. ''Se i privati decidessero un domani di ‘chiudere i rubinetti’, quale energia pulita avremo?'', si chiede il professore del Politecnico di Milano.

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La transizione con il fotovoltaico 

Intanto il settore è cresciuto in modo esponenziale. Alla fine del 2022 in Italia sono stati installati 30 gigawatt di fotovoltaico che coprono il 9 per cento del fabbisogno di energia elettrica italiana. Se si continua di questo passo, nel 2050 l’energia solare potrebbe contribuire al 25 per cento del fabbisogno energetico, con un risparmio di oltre 4,6 gigatonnellate di anidride carbonica. 

''Per la transizione energetica è imprescindibile - sostiene Simona Binetti, professoressa di Chimica fisica all’Università degli studi di Milano Bicocca -. L’energia solare è conveniente, abbondante e diffusa in modo uniforme''. 

''Un pannello, con una vita di circa 30 anni, ha bisogno soltanto di un anno di esercizio per restituire tutta l’energia che è stata necessaria per produrlo e installarlo'', sottolinea Binetti. Significa che per i restanti 29 produce senza emissioni. Secondo Binetti, il dibattito sul consumo di suolo è secondario, di fronte alla necessità di accelerare la produzione di rinnovabili. Anche perché le aree dismesse o sottoutilizzate sarebbero moltissime in Italia. E oltre a questo, si stanno sperimentando sistemi, come l’agrivoltaico, che permettono la coesistenza tra pannelli e attività agricole.

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Per alcuni, la vera sfida della transizione energetica si traduce in questo: utilizzare i pannelli solari, ma solo nelle aree industriali e urbanizzate, come i tetti dei capannoni logistici, dove occupano attualmente solo il 25 per cento della superficie totale.

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Lo scorso aprile il consigliere regionale del Partito democratico, Matteo Piloni, aveva presentato una proposta di legge per limitare le aree dove è possibile installare gli impianti. ''Le richieste di moduli fotovoltaici a terra su terreni agricoli si stanno infatti moltiplicando anche in Lombardia'', sostiene il consigliere dem. Ad aggiungere altre limitazioni - ma anche diverse deroghe - è entrato in vigore due settimane fa il decreto legge Agricoltura. Non tutti i terreni agricoli saranno più considerati idonei. I pannelli potranno essere montati nelle cave, nelle miniere, nelle aree verdi accanto ad aeroporti, ferrovie e autostrade, nei campi agricoli interni a impianti industriali o posizionati a 500 metri di distanza. Ma le eccezioni non mancano: per esempio il fotovoltaico che serve le comunità energetiche rinnovabili potrà continuare a essere impiegato ovunque e senza restrizioni.

 

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