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Museo del Novecento, il no alla passerella: "brucia" la visuale, meglio un tunnel

Il parere arriva in extremis, a pochi giorni dalla scadenza del deposito dei progetti per il raddoppio del Museo nel secondo Arengario. Il Comune aveva indetto un concorso internazionale

Non si farà la passerella per collegare i due palazzi dell'Arengario di Milano in piazza del Duomo: la Sovrintendenza ha detto che è meglio un passaggio sotterraneo. Il no arriva dalla sovrintendente Antonella Ranaldi sotto forma di suggerimenti. Che però avranno un peso sul futuro del progetto per trasformare il secondo Arengario in un raddoppio del Museo del Novecento. Attualmente l'edificio ospita il consiglio di Municipio 1. 

Il concorso (internazionale, vista la rilevanza dell'intervento) prevede che vengano in un primo tempo selezionati dieci progetti sulla base di alcuni criteri tra cui «il dialogo tra il Museo del Novecento e il secondo Arengario e la funzionalità dell’organizzazione degli spazi». Il secondo passaggio, con cui si decreterà il vincitore, prevede ulteriori criteri di scelta. L'intervento è quantificato in 18,7 milioni di euro. Al vincitore, oltre all'acquisizione del progetto da parte dell'amministrazione comunale, saranno riconosciuti 60 mila euro di premio.

Il parere della sovrintendente ha creato scompiglio. Pubblicato il 4 marzo, a una quindicina di giorni dalla chiusura dei tempi di consegna, ha messo in difficoltà gli architetti che stanno partecipando. Perché quel «dialogo» tra i due Arengari, nel bando, era chiaramente specificato attraverso una passerella aerea. E così, sulla base di quell'indicazione, gli architetti hanno lavorato. Il Comune di Milano ha rinviato il termine al 18 marzo, consentendo agli studi che hanno già consegnato il progetto di rivederlo.

Secondo la Sovrintendenza, la passerella aerea interferirebbe con il "canocchiale visivo" che va da piazza Scala a piazza Diaz, attraverso la Galleria Vittorio Emanuele, piazza Duomo e via Marconi. A questo proposito è noto che, a Milano, esistano diversi "canocchiali visivi" sui quali sussiste un vincolo vero e proprio. Il più celebre di tutti è quello che, da piazza Duomo, arriva fino al Castello Sforzesco attraverso via Orefici, piazza Cordusio e via Dante. Una prospettiva che non può essere interrotta nemmeno con installazioni temporanee.

Il fatto che la passerella aerea sia citata esplicitamente nel bando, poi, fa dire alla sovrintendente che sarebbero «disincentivate» soluzioni migliori come quella dell'ampliamento del passaggio sotterraneo già esistente tra i due edifici. La Ranaldi cita esplicitamente il modello del Louvre parigino, ovvero la celebre piramide con cui si è creato anche un nuovo elemento paesaggistico diventato ben presto iconico.

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