Peste Suina, Coldiretti: "Stop alle importazioni dal Belgio"

L'associazione mette in evidenza la necessità di introdurre un'etichetta obbligatoria d’origine su tutti i salumi

Repertorio

"Occorre uno stop immediato alla carne di maiale importata dal Belgio". Questo il commento di Coldiretti Lombardia dopo la scoperta di due casi di peste suina africana rilevati dalle autorità sanitaria belghe nella città di Etalle, a circa dieci chilometri dalla Francia. L'associazione agricola sottolinea anche la necessità di "adottare misure urgenti per tutelare gli allevamenti nazionali e garantire al consumatore la fornitura di carni provenienti da animali sani", come si legge in una nota.

L'allarme viene lanciato anche a fronte dell'imponente quantità di importazioni dal Belgio: per suini vivi e carni fresche e lavorate l'Italia spende 52 milioni di euro. Dopo il ritrovamento di due cinghiali morti per peste suina - malattia virale ad alta contagiosità, innocua per l'uomo ma devastante per gli allevamenti di suini e cinghiali - il Belgio si è attivato per adottare misure d'urgenza che evitino la diffusione della patologia. Attualmente però, fa notare Coldiretti, "il paese mantiene lo status di 'indenne da malattia' per quanto riguarda gli allevamenti suinicoli e non è dunque sottoposto ad alcun vincolo".

Di qui la necessità, evidenziata dal  vicepresidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, di "introdurre subito l’obbligo dell’etichetta d’origine su tutti i salumi e i prodotti trasformati". Al momento il timore è che il virus possa raggiungere gli allevamenti tedeschi e francesi.

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La richiesta dell'associazione, intanto, è quella di aumentare le tutele per le imprese italiane. "Considerata la facilità di trasmissione - conclude Coldiretti -  il rischio che il contagio possa essere esteso agli allevamenti italiani rappresenterebbe un gravissimo danno economico per le imprese e per la pubblica amministrazione, con costi di decine di milioni di euro per procedere ai necessari interventi di prevenzione".

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