Nel nuovo "ponte Morandi" di Genova c'è (anche) la tecnologia del Politecnico di Milano

Il Politecnico si è occupato di testare la funzionalità degli appoggi installati nella struttura

Il nuovo ponte (da GenovaToday)

C'è anche un "pizzico" di Politecnico di Milano nel nuovo ponte di Genova San Giorgio, il "nuovo Morandi" realizzato sul torrente Polcevera. L'ateneo milanese, più nel dettaglio, si è occupato di verificare la funzionalità degli appoggi installati nella struttura.

"I ponti tendono naturalmente a muoversi per effetto degli assestamenti della struttura, delle dilatazioni termiche dei materiali e delle azioni trasmesse dal traffico — ha spiegato Virginio Quaglini, responsabile scientifico del laboratorio prove materiali, strutture e costruzioni dell'ateneo —. Per questo motivo vengono inseriti dei particolari componenti, come gli appoggi e i giunti di dilatazione, che permettono alla struttura di compiere questi movimenti 'fisiologici' esercitando quindi un ruolo fondamentale per garantire la durabilità dell’opera".

Più nel dettaglio i giunti di dilatazione permettono i movimenti relativi tra i vari impalcati costituenti la struttura, garantendo allo stesso tempo la continuità necessaria per l’opera viaria, mentre gli appoggi vengono inseriti tra l’impalcato e le pile, evitando la nascita di gravose sollecitazioni a carico di queste ultime.

Nel caso del Ponte Genova San Giorgio gli appoggi sono stati progettati anche per funzionare come dispositivi di protezione sismica: in caso di terremoto l’impalcato viene separato dalle pile e può oscillare a bassa frequenza, con il moto tipico di un pendolo, riducendo in tal modo le accelerazioni strutturali.

Come sono fatti gli appoggi del nuovo ponte di Genova

Gli apparecchi di appoggio del Ponte Genova San Giorgio sono costituiti da speciali cuscinetti sferici in grado di scivolare, come delle "saponette", su uno speciale materiale termoplastico a basso coefficiente di attrito. Su questo materiale il Laboratorio del Politecnico, ha condotto una prova di resistenza all’usura, simulando un percorso totale di scivolamento di oltre 50 km, corrispondenti approssimativamente a 50 anni di operatività, con temperature comprese tra -35°C e + 80°C.

La grande quantità di attività di sperimentazione, gli stretti tempi dettati dalle esigenze di apertura del Ponte e la situazione generale di emergenza post-lockdown, hanno richiesto l’impiego di molte delle competenze e delle risorse del Laboratorio, sia tecniche sia umane. L’entità e la varietà delle sperimentazioni hanno infatti spaziato dalle analisi a infrarossi e calorimetriche su materiali degli appoggi e dei giunti di dilatazione e alla determinazione delle loro caratteristiche meccanico-fisiche, alla misura del grado di dielettricità su dispositivi di vincolo strutturale noti come chiavi di taglio, fino alla determinazione delle proprietà dei lubrificanti utilizzati nei dispositivi, oltre ovviamente alle prove funzionali sui dispositivi in scala reale.

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Sugli apparecchi di appoggio sono state condotte prove di qualificazione, di accettazione e funzionali. "Per la prima volta in Europa si sono raggiunti in laboratorio carichi di compressione dell’ordine delle 8.000 tonnellate su dispositivi con diametro di quasi due metri e sono state condotte prove con carichi biassiali per valutare il funzionamento degli appoggi in combinazione con dispositivi a fusibile in condizioni controllate", ha spiegato Daniele Cuminetti, responsabile del settore sperimentazione del laboratorio che ha condotto le prove.

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