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In Lombardia quasi un minore su sette è povero: "E con il coronavirus peggiorerà"

L'allarme dell'assessore Bolognini: "Il covid rischia di amplificare i numeri"

In Lombardia suona l'allarme povertà. E la sirena rischia di suonare sempre più forte a causa dell'emergenza coronavirus, che getta nubi nere sul futuro di chi ha già un presente difficile. A certificarlo sono i dati arrivati dal convegno "Vecchie e nuove povertà, un welfare che cambia", che si è tenuto mercoledì in regione Lombardia. 

Il primo numero che emerge, che balza agli occhi è che quasi un minore su sette - il 14,5% - in Lombardia vive in condizione di povertà relativa. Una cifra che è comunque più basse, e non di poco, rispetto al dato nazionale che si attesta al 22%. "L'emergenza coronavirus, però, rischia di amplificare i numeri. Il Governo deve intervenire subito e con decisione per evitare che la situazione divenga insostenibile in Lombardia e nel Paese intero", l'appello di Stefano Bolognini, assessore regionale alle Politiche sociali, abitative e disabilità, che ha invitato - a chiare lettere - il governo a fare di più.

"Siamo 7 punti e mezzo sotto il dato medio italiano ma senza misure importanti di respiro nazionale da affiancare ai nostri provvedimenti la situazione rischia di diventare ancora più difficile a causa della pandemia in corso. Esiste un circolo vizioso - ha sottolineato l'assessore - tra povertà materiale e povertà educativa, che influisce negativamente sulla situazione dei giovani. I figli di famiglie più povere hanno mediamente peggiori risultati scolastici, meno possibilità di frequentare attività extrascolastiche e, quindi, una minore probabilità di sviluppo emotivo e di realizzazione personale. Tutto questo, naturalmente, porta a difficoltà nel sentirsi parte della società e nel trovare un lavoro che permetta di uscire dalla fascia della povertà. Inoltre, la privazione materiale di una generazione risulta spesso essere la causa delle basse possibilità educative per quella successiva, creando nuova povertà".

"Siamo impegnati da tempo - ha proseguito Bolognini dal convegno - nel monitorare la situazione e cercare soluzioni efficaci per spezzare questo circolo vizioso. Sono anche questi momenti di incontro con gli enti, le associazioni, Anci, il terzo settore e tutti gli altri stakeholder che permettono di mettere a punto politiche efficaci. Regione Lombardia, per esempio, ha già previsto nella scorsa primavera una importante misura che andava a sostenere le spese delle famiglie per l'acquisto di tablet e altri dispositivi. Ciò ha permesso agli studenti di potere usufruire delle lezioni a distanza, aspetto molto importante proprio ora, dove una recrudescenza della pandemia obbliga molti ragazzi a dovere necessariamente fruire della didattica a distanza per seguire le lezioni".

"Attraverso il Fondo Sociale Regionale, i laboratori sociali, i contratti di quartiere e il bando del volontariato - ha ricordato Bolognini - la Lombardia ha già attivato numerosi interventi di politica sociale attiva rivolti all'inclusione dei giovani. Stiamo anche definendo progettualità con i fondi europei, in collaborazione con il Terzo Settore. Questo ha un ruolo particolarmente attivo e compie un lavoro straordinario nella nostra regione. Le progettualità e gli interventi che Regione Lombardia porta avanti sono tanti ed efficaci ma - ha rimarcato l'assessore - con questa particolare congiuntura devono essere necessariamente supportati dall'azione coordinata del governo".

"Serve uno sforzo estremo - ha concluso - di tutte le amministrazioni coinvolte per evitare che tendenze già manifestate verso la povertà culturale ed educativa possano ulteriormente radicalizzarsi. Per questo chiediamo con forza l'intervento del Governo. Basta con la propaganda e con misure di facciata. Noi siamo pronti a collaborare ma da Roma non devono essere sordi ai problemi come risultato sino a oggi. Credo sia necessario, soprattutto ora, concentrarsi su misure efficaci per il contrasto alla povertà minorile e a favore delle famiglie in stato di povertà".
 

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