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Alessandro Rovellini

Opinioni

Alessandro Rovellini

Direttore responsabile MilanoToday

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Il viaggio di Pozzetto e Villaggio è la cosa più assurda che vedrete oggi

Nel 1999, dal gastronomo Peck a Milano parte l'avventura in A1 di Pozzetto e Villaggio fino a Roma in un noto format Rai. Qualcuno l'ha rispolverata. Mostrandoci quanto soli 20 anni sembrino un'era geologica

A un certo punto, Villaggio tira fuori una boccia di rosso. Pozzetto lo guarda e dice che va bene un assaggino. Rigorosamente mentre è alla guida. Con una mano tiene il volante, con l’altra si tracanna il vino. Villaggio ridacchia e continua a mangiare. Il Milano-Roma con Renato Pozzetto e Paolo Villaggio è la cosa più assurda che vedrete oggi. Ve lo assicuro. Qualcuno l’ha ricaricato su Youtube. Prendetevi 40 minuti e godetevi questo reperto.

Ma prima un passo indietro. Il programma va in onda dal 1997 al 2002 sulla Rai. Il format è semplicissimo. Due personaggi della tv, dello sport, attori o politici, vengono ripresi mentre si fanno un viaggio Milano-Roma in auto. Nascono discorsi surreali, divertenti, riflessioni profonde, confessioni. Probabilmente si lascia a ruota libera senza troppo lavoro autoriale. Per capirci, in una puntata pilota tra Dario Fo e Ambra Angiolini il giullare meneghino scopre, mentre sono in viaggio, di aver vinto il Nobel. Festeggia in Autogrill e tutti vogliono fare una foto. Con Ambra. La puntata di Villaggio e Pozzetto va in onda il 15 marzo del 1999. Circa vent’anni fa, ma sembra il mesozoico. I due si incontrano da Peck di via Spadari. Qui comprano di tutto riempiendo la monovolume di borse. Notate bene: mangeranno ininterrottamemte per tutto il tragitto. Affettati, patè d’oca, pane, qualsiasi cosa sia acquistabile in una gastronomia.

Partono. Alla guida della monovolume Pozzetto, che è pilota esperto e ha anche partecipato a una Dakar. Parlano del più e del meno, ruotando intorno al cibo. A un certo punto il creatore di Fantozzi prende un cacciatorino o qualcosa di simile. Non trova il coltello per affettarlo e lo addenta sbrindellandolo così, nel modo più animalesco possibile. Tra uno spuntino e l'altro, si fermano in trattoria. Si abbuffano ancora. Innaffiano tutto con l'alcol. Discutono di tutto e di più. Villaggio vagheggia sul come sarà la sua morte. È un tema che l'ha sempre affascinato: al Costanzo Show, una volta, ha raccontato per filo e segno come si sarebbe svolto il suo funerale. Fa lo stesso con Pozzetto. Nel frattempo ingurgitano roba, aprono il vino, smaciullano affettati. Villaggio dice che le modelle nell'hotel milanese in cui trova "lo trattano come una merda", mentre agli stilisti, omosessuali, fa un altro effetto. Entrambi sono di una semplicità disarmante, senza sovrastrutture, limpidi; Pozzetto è quasi lirico ed è come se "intervistasse" l'altro, Villaggio ha un sarcasmo feroce, scorretto e cattivissimo su tutto e tutti. Il comico genovese racconta una storiella di un tizio che finisce sempre sodomizzato; Pozzetto ride, lo stimola, gongola. E intanto mangiano, entrambi.

Ora, immaginate la stessa scena oggi. In Rai. Pensate una diretta con questi argomenti. Le polemiche, il Codacons, l’interrogazione parlamentare, la Lucarelli, il fuoco di fila del trend topic, il body shaming, gli insulti degli animalisti. Il Milano-Roma non è stato girato nel medioevo: siamo agli albori del Duemila. Progresso e sensibilità cambiano con ritmi vertiginosi, e forse nemmeno noi, nel frullatore epocale, ce ne accorgiamo. Di sicuro non se ne accorgono Pozzetto e Villaggio. Che fanno quello che sanno fare meglio: loro stessi. L'hanno fatto, continuamente, in una carriera infinita, tra gag slapstick sgangherate e passaggi d'autore. Lo fanno in modo romanticamente incosciente in autostrada. In fondo, una boccia di rosso mentre si guida, che vuoi che sia?

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