rotate-mobile
Venerdì, 3 Febbraio 2023
Sanità e pubblico-privato

L'ospedale che premia i dipendenti che "dirottano" i pazienti alle visite private

La denuncia in una trasmissione radiofonica: premio in busta paga per gli operatori di call center che 'convincono' il paziente a prendere un appuntamento privato

La convenzione col sistema sanitario usata come un'esca per avvicinare clienti e "portarli" sul privato, premiando gli operatori del call center che riescono a farlo. La denuncia arriva da un'operatrice telefonica dell'ospedale Multimedica, privato, accreditato col servizio sanitario regionale, nel corso della trasmissione radiofonica '37e2' su Radio Popolare, condotta da Vittorio Agnoletto. Secondo quanto dichiarato dall'operatrice, i lavoratori del call center di Multimedica conseguirebbero una 'premialità' se riescono a ottenere dai pazienti un appuntamento sull'agenda privata anziché su quella pubblica, offrendo una tariffa 'agevolata' o 'smart'. 

"La denuncia che arriva dalla trasmissione è molto grave, perché così l'offerta di esami in convenzione con il sistema sanitario diventa solo un'esca per avvicinare clienti, non per dare risposte ai pazienti, e il servizio di prenotazione diventa un ufficio vendite", il commento di Samuele Astuti, consigliere regionale del Pd: "Ci sono aziende sanitarie che hanno interesse a tenere un proprio call center perché così possono spingere i pazienti verso la prestazione a pagamento, molto più conveniente per loro, e addirittura, questo è l'elemento nuovo, gli addetti al call center verrebbero incentivati per fare ciò". La beffa sta nel fatto che Regione Lombardia ha versato milioni di euro, nel 2021, affinché gli ospedali privati uniformassero i sistemi informatici per realizzare la cosiddetta 'agenda unica'. "Il centrodestra - continua Astuti - non ha la volontà di controllare e di tutelare il cittadino di fronte a queste pratiche scorrette. Il problema non è l'operatore privato, ma la Regione che non fa il suo mestiere a tutela dei cittadini".

Pratiche diffuse anche altrove?

"Intendiamo verificare se le modalità di questa struttura sono pratiche diffuse anche altrove, il che spiegherebbe, almeno in parte, per quale motivo ci siano liste d'attesa di uno o due anni nel servizio sanitario pubblico", tuona Marco Caldiroli, presidente nazionale di Medicina Democratica. L'associazione è intenzionata a capire se vi sia rilevanza giuridica, ma intanto manifesta stupore: "Quella che il cittadino percepisce come una prassi diffusa, qui sembrerebbe concretizzarsi in specifiche direttive che incidono sulle buste paga dei dipendenti", sottolinea Francesco Trebeschi, avvocato vicino a Md. "E' questa la vera faccia della equivalenza pubblico-privato che dovrebbe far vergognare chiunque sostenga ancora questa favola, anzi questo incubo per i lombardi. Dopo aver indebolito le strutture pubbliche (da ultimo facendo fuggire letteralmente gli operatori) e aver allungato ulteriormente le liste d’attesa, e? lampante l’azione del privato per erodere ulteriormente il ruolo delle strutture sanitarie pubbliche trattando le persone come clienti da contendersi sul mercato con le offerte del giorno", conclude Vittorio Agnoletto.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

L'ospedale che premia i dipendenti che "dirottano" i pazienti alle visite private

MilanoToday è in caricamento