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Martedì, 16 Aprile 2024
La sentenza

Cade l'inchiesta sul Covid, archiviazione anche per Fontana

Resta in piedi solo un capo d'imputazione mentre le accuse principali sono cadute per tutti gli indagati

Sono state archiviate le accuse di epidemia e omicidio colposi per Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia. Lo ha deciso il Tribunale dei Ministri di Brescia: dopo l'archiviazione di Conte e Speranza, cadono dunque le accuse principali degli altri indagati. Il tribunale ha rimandato gli atti alla Procura per l'accusa di rifiuto d'atti d'ufficio per non aver applicato il piano antinfluenzale del 2006 a carico di Silvio Brusaferro, Angelo Borrelli, Claudio D'Amario, come tecnici, e dell'ex assessore al Welfare lombardo Giulio Gallera e dell'ex dg Luigi Cajazzo. 

"Insussistenza dei reati"

Nei giorni scorsi la Procura bresciana aveva chiesto di archiviare le posizioni di Fontana, dell'ex assessore al Welfare Giulio Gallera e di altri 11 indagati per la gestione della prima ondata di Covid in Valseriana. Tra loro anche una serie di tecnici del Comitato tecnico scientifico, tra cui Agostino Miozzo, Silvio Brusaferro e Claudio D'Amario e l'ex capo della Protezione civile Angelo Borrelli, tutti accusati di epidemia e omicidio colposi nella famosa inchiesta dei pm di Bergamo. Le posizioni di Fontana e degli altri 12 indagati erano state trasmesse dalla Procura bergamasca per una questione procedurale.

Oggi lunedì 24 luglio, i giudici bresciani hanno disposto l'archiviazione "in relazione a tutti gli indagati per insussistenza dei reati" contestati in quattro capi di imputazione che riguardavano le accuse di epidemia e omicidio colposi. Accuse che erano state contestate anche a Fontana.

Per un'unica imputazione relativa alla mancata applicazione del piano pandemico antinfluenzale risalente al 2006, anche in ambito regionale, invece, i giudici hanno disposto "la restituzione degli atti al Pubblico ministero affinché proceda nelle forme ordinarie", poiché in questa accusa "non è stato ipotizzato alcun concorso di componenti del Governo", ossia Conte e Speranza.

Crisanti: "Accuse prive di basi scientifiche"

L' "ipotesi accusatoria" nei confronti di Attilio Fontana e degli altri indagati per epidemia e omicidio colposi per la gestione della pandemia Covid nella Bergamasca "non è supportata neppure dalla consulenza Crisanti e si riduce a nulla più che a una congettura priva di basi scientifiche". Lo scrivono i giudici del Tribunale dei Ministri di Brescia che hanno archiviato, tra le altre, la posizione del Governatore lombardo, che era indagato, in particolare, per la mancata istituzione della zona rossa ad Alzano e Nembro.

Le 34 pagine di motivazioni dei giudici ricalcano quelle già depositate per archiviare le accuse nei confronti di Conte e Speranza. Il professor Andrea Crisanti, consulente dei pm di Bergamo, scrive il Tribunale, "ha compiuto uno studio teorico ma non è stato in grado di rispondere circa il nesso di causa tra la mancata attivazione della zona rossa e la morte di persone determinate".

La contestazione dell'omicidio colposo "in relazione alla morte delle persone indicate in imputazione si basa quindi su una mera ipotesi teorica sfornita del ben che minimo riscontro". E sul fronte dell'accusa di epidemia colposa, per quanto riguarda la mancata applicazione di un piano pandemico, i giudici fanno anche notare che "il Piano pandemico del 2006 non era per nulla adeguato ad affrontare la pandemia da Sars-CoV-2".

Data la "natura stessa della pandemia da Sars-CoV-2, che ha coinvolto l'intera umanità - si legge ancora - sarebbe comunque irrealistico ipotizzare che la stessa sia stata cagionata, anche solo a livello nazionale o regionale, da asserite condotte omissive".

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