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Salvini (foto Ansa)

Salvini (foto Ansa)

Salvini in aula a Milano per processo al ragazzo che gli scrisse "sparati in bocca"

L'ex ministro dell'Interno: su questo non transigo

L'ex vicepremier Matteo Salvini è in aula a Milano il 30 ottobre per testimoniare come parte civile al processo al giovane milanese che lo insultò sui social invitandolo a "spararsi in bocca". 

"Se ci sono minacce fisiche a me o alla mia famiglia non transigo - ha dichiarato l'ex ministro dell'Interno - se uno poi chiede scusa o dà qualcosa in beneficenza va bene, ma se non ci sono le scuse vado avanti". Il processo vede imputato il giovane antagonista, Valerio Ferrandi, accusato di avere diffamato e minacciato Salvini su Facebook il 25 aprile 2016.

Usando un profilo finto, il ragazzo aveva risposto in questo modo a un post del politico leghista: "Salvini, in nome della bellezza e dell'intelligenza. Fai un gesto nobile. Sparati in bocca. Ps: prima o poi verrai appeso a un lampione, ne sei consapevole?".

Le scuse e il regalo

"C'è stato un mio errore nei toni - ha detto venerdì davanti al giudice Ferrandi - li ho usati mali e mi scuso in questo senso". Assistito dai legali Eugenio Losco e Mauro Straini, fuori dall'aula l'imputato ha regalato a Salvini, assistito dall'avvocato Claudia Eccher, il libro di Antonio Scurati su Mussolini, dicendogli che ci potrà essere la "volontà comune di chiudere questo processo" con una conciliazione. 

Il giovane si è anche detto disponibile a fare una donazione "alle brigate volontarie per l'emergenza". Salvini gli ha consigliato di farla all'ospedale Buzzi di Milano e il giovane ha replicato che la cosa è valutabile, senza problemi.

Il giudice ha invitato più volte le parti a trovare una' 'componimento' della vicenda per chiudere il processo. E Salvini e Ferrandi procederanno proprio in questo senso. Nel frattempo, il processo è stato rinviato all'11 dicembre.

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