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Così il comune di Milano vuole spendere 8,8 milioni di euro

Il comune ha chiesto i fondi del Pnrr per 15 progetti

Dai servizi sociali all'inclusione passando per l'emergenza abitativa e l'autonomia di anziani e disabili. Il comune di Milano, con una delibera approvata nelle scorse ore, ha ufficialmente aderito all’avviso pubblico lanciato dal ministero del lavoro e delle politiche sociali per ottenere le risorse europee del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Pnrr. 

Il capoluogo meneghino ha preparato 15 progetti, per i quali sono necessari 8,8 milioni di euro, e palazzo Marino entro fine mese dovrà presentare le richieste specifiche di finanziamento al ministero. "La pandemia - ha sottolineato l’assessore a welfare e salute, Lamberto Bertolé - ha acuito il disagio e i bisogni esistenti, rendendo necessarie risposte sempre più complesse e personalizzate. Può e deve rappresentare, però, anche un potenziamento delle politiche di welfare, di cui ha messo in luce le debolezze. I fondi del Pnrr sono il primo passo in questa direzione, un’occasione che non possiamo perdere per costruire una società più attenta, giusta e reattiva di fronte alle diverse fragilità che la caratterizzano. Abbiamo messo in campo progetti molto diversi che agiscono su ognuna di esse e contiamo di ricevere dal governo il sostegno economico necessario per farli partire. I comuni sono gli enti locali più vicini ai cittadini, ne conoscono le necessità e i bisogni. Sostenerli nei loro progetti - ha concluso l'esponente della giunta Sala - è doveroso e imprescindibile per assicurarci di uscire dall’emergenza causata dal covid 19 con delle armi e una preparazione maggiori”.  

Le idee per utilizzare i soldi sono tutte già state messe a punto. "Una prima azione riguarda la creazione di luoghi di housing temporaneo dedicati alle famiglie che si trovano in emergenza abitativa e ai senza dimora. Il comune - ha fatto sapere palazzo Marino in una nota - prevede di utilizzare i fondi del Pnrr per ristrutturare tre stabili: il complesso edilizio di via Aldini 71, 72 e 74 a Quarto Oggiaro e l’immobile confiscato alla criminalità organizzata di via Mosso 4, in zona via Padova. Se il finanziamento verrà accordato, in via Aldini - 8.260 metri quadrati complessivi - sorgeranno due progetti di housing first, i mini appartamenti che vengono usati per l’accoglienza di famiglie in difficoltà e dei senza dimora cosiddetti ‘irriducibili della strada’ che rifiutano l’accoglienza nei centri collettivi, partendo da un’idea nordeuropea che mette al centro del percorso di reinclusione sociale la casa. Il primo verrà dedicato all’ospitalità temporanea di nuclei monoparentali in condizioni di difficoltà abitativa attraverso la ristrutturazione di una parte del complesso edilizio pari a circa 700 mq per realizzare quattro piccoli appartamenti e spazi comuni. Il secondo verrà dedicato all’accoglienza di clochard con vulnerabilità psicologica e problemi di dipendenza e salute mentale, in un ulteriore spazio da 700 mq dove, dopo la riqualificazione, sorgeranno altri quattro appartamenti. All’housing first per le famiglie in difficoltà saranno dedicati anche i 300 mq dello stabile di via Mosso, la cosiddetta ‘casa con buco’, all’interno della quale verranno realizzati tre mini alloggi", hanno chiarito dal comune, spiegando che l'investimento previsto supera i 2 milioni di euro.  

E ancora, sempre per un finanziamento di poco superiore ai 2 milioni: "Una seconda azione di questa linea di intervento riguarda l’attivazione di centri multifunzionali per l’accesso a diversi servizi dedicati alle persone senza dimora e in condizioni di povertà estrema. Gli stabili messi a disposizione e per i quali si chiede il finanziamento sono quelli di via Barabino 6, al Corvetto, e ancora quello di via Aldini 71, 72, 74, già oggi utilizzati per servizi di contrasto alla grave emarginazione. In entrambi i casi si prevede di procedere alla ristrutturazione degli immobili per poi insediare al loro interno i seguenti servizi: guardaroba, spazio per la distribuzione di pacchi alimentari, sportelli ResidenzaMi per la residenza fittizia, centri diurni, spazi di accoglienza a bassa soglia per ospitare 30 persone in via Barabino e 50 persone in via Aldini. L’obiettivo è anche l’integrazione degli spazi nella vita dei quartieri che li ospitano con il coinvolgimento degli abitanti".

Occhio di riguardo anche per quelli che vengono definiti percorsi di autonomia per persone anziane. "L'obiettivo di questa linea di azione è di implementare nuove forme di care giving attraverso l’applicazione delle nuove tecnologie per migliorare la vita domestica degli anziani. Si prevede di mettere a disposizione 20 appartamenti attrezzati con dispositivi di domotica per ospitare altrettanti anziani non completamente autosufficienti. Tra i risultati attesi quello di assicurare maggiore autonomia alle persone coinvolte, rimandando il più possibile il ricovero in strutture residenziali ad alta intensità", si legge in un comunicato di palazzo Marino. "Un secondo progetto riguarda invece la prevenzione del fenomeno dell’accumulo domestico che può interessare gli anziani con disagio mentale. L’intervento prevede un tutoring domiciliare per accompagnare la persona in un percorso di ricostruzione di abitudini sane di vita e di superamento dell’isolamento sociale tramite la creazione di una rete di supporto", hanno proseguito dal comune, annunciando che le spese previste sono di poco inferiori ai tre milioni.  

Stessa attenzione anche per i "percorsi di autonomia per persone con disabilità": "Con un finanziamento da 715mila euro il comune intende rafforzare i progetti di autonomia per gli utenti con disabilità in carico ai servizi, attraverso la costruzione di un percorso personalizzato specifico per ognuno di loro. Per farlo è necessario potenziare l’equipe multidisciplinare che affianca i servizi sociali professionali nella gestione di questi percorsi e investire risorse per favorire l’autonomia abitativa e lavorativa, in coerenza con la legge sul ‘Dopo di noi’. A questo scopo, l’amministrazione intende favorire il loro inserimento in azienda con tirocini e stage e mettere a disposizione una decina di appartamenti dove, in collaborazione con il Terzo settore, gli utenti possano sperimentare una vita autonoma".  

Misure sono previste - ha rimarcato l'amministrazione - anche "a sostegno delle famiglie fragili dove sono presenti minori". L'obiettivo "è rafforzare iniziative di educativa domiciliare per favorire l’instaurazione di un rapporto sereno genitori figli, promuovere interventi con la scuola per aiutare la socializzazione dei minori e l’inserimento nel gruppo classe, creare percorsi collettivi di sostegno tra genitori e tra bambini e adolescenti".

L'ultima area su cui palazzo Marino vuole intervenire riguarda il "rafforzamento dei servizi sociali e prevenzione del burn out". "La pandemia e le restrizioni ad essa collegate hanno acuito i bisogni esistenti, rendendoli più complessi. Questo ha portato a un sovraccarico di lavoro per gli operatori sociali che si occupano dell’assistenza ai cittadini più fragili - hanno evidenziato da palazzo Marino -. Per questo il comune intende supportare i 383 social workers dipendenti dell’amministrazione con due diverse azioni: la creazione di una figura interna a disposizione dei colleghi in difficoltà emotiva per aiutarli a gestire le criticità e favorire il confronto e la realizzazione di momenti collettivi di consolidamento delle competenze per ridurre il senso di frustrazione e inadeguatezza di fronte alla necessità di gestire problemi sempre più complessi".

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