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Venerdì, 23 Febbraio 2024
Attualità Duomo / Piazza San Babila

"Un giorno di resistenza": migliaia di animalisti in corteo dopo l'uccisione di 9 maiali

Appuntamento alle 14 sotto la Regione, poi il corteo verso San Babila. La protesta dopo l'uccisione di 9 animali in un rifugio nel Pavese

"Quando Federica e Ivan hanno costruito il rifugio per animali liberi nelle campagne del pavese, non pensavano che un giorno quei cuori liberi sarebbero diventati una piazza perché qualcuno avrebbe deciso di assassinare nove animali, risvegliando un esercito di coscienze e trasformando il 20 settembre in un giorno di resistenza. Contro i mandanti di quella violenza che hanno paura del cambiamento in cui crediamo noi". Con queste parole Roberto Mannelli, del rifugio santuario per animali di Pavia, ha acceso la miccia della rabbia di migliaia di animalisti, arrivati sabato 7 ottobre a Milano da tutta Italia. Perché? Per protestare contro la mattanza di maiali affetti dal virus della peste suina africana (Psa), uccisi dalle autorità sanitarie, dopo uno sgombero da parte della polizia del centro “Cuori liberi” di Pavia, un rifugio per animali fuori da ogni filiera alimentare e di commercio.

Per i volontari dei santuari quei maiali erano come animali domestici. Erano parte della famiglia. Così le urla della protesta, bagnate dalle lacrime, sono rimbombate agli angoli fra via Melchiorre Gioia e via Algarotti, davanti alla sede della Regione Lombardia, dove il popolo antispecista si era dato appuntamento alle 14:30. Al grido "Giù le mani dai santuari" i manifestanti hanno dato via a un serpentone lungo centinaia di metri, che si è diretto a piazza San Babila, passando per viale della Liberazione, piazza della Repubblica e viale Città di Fiume. Il popolo animalista ha scandito slogan contro la Regione e contro i palazzi delle Banche, al grido "Animali liberi e non prosciutti" oppure "Avete ucciso i nostri figli" e ancora cartelloni con tutti i nomi dei suini uccisi a Pavia e con su scritto: "Mai più".

La manifestazione degli animalisti a Milano - Foto Pagliarini

"Siamo qui per dire giù le mani da santuari perché quello che è accaduto e sta accadendo in Lombardia non debba accadere mai più - ha spiegato a MilanoToday Sara D’Angelo, referente della Rete dei santuari di animali liberi -. Chiediamo protocolli differenti che vengano applicati, anche in caso di emergenza sanitaria, ai santuari che sono riconosciuti come rifugi e non più come allevamenti, dove ci sono animali non commestibili e non commercializzabili. Sono animali già sottratti alla filiera produttiva e rivendichiamo che rimangano fuori da quella catena. Per questo vogliamo protocolli che tengano conto delle specificità degli ospiti".

Animalisti contro la Regione Lombardia

E non è un caso che la mobilitazione nazionale sia stata chiamata a Milano e che la protesta sia partita davanti alla sede della Regione: per gli animalisti il primo "imputato" è proprio il governo regionale. "È stata la Regione Lombardia e Ats Lombardia, che seguono le direttive del commissario per la Psa, a decidere di agire in questo modo - ha spiegato Giuliano Floris di "Vita da cani" -. Il loro comportamento, oltre che violento, è anche antiscientifico perché hanno eliminato qualsiasi animale malato, privandosi della possibilità di studiare come evolve e come avanza il virus. A "Cuori liberi" c’erano animali che si sono ammalati e si sono ripresi come anche animali che non sono mai stati male. Si sono anche rifiutati di fare i test in vivo per verificare se effettivamente ci fosse la peste suina o no. Sono venuti a dimostrare che si può fare tutto e noi invece siamo qui per dimostrare che questa cosa non accadrà mai più".

Secondo gli animalisti, il governo di Attilio Fontana non solo sarebbe arrivato ad abbattere circa 40mila animali in circa dieci giorni, ma avrebbe anche promesso indennizzi agli allevatori. "La Regione Lombardia ha anche promesso 19 milioni agli allevatori - ha tuonato D’Angelo dal camion palco mobile in testa al corteo -. Ha promesso soldi di tutti per risarcire Coldiretti e quegli allevatori che alimentano una filiera zootecnica e un sistema produttivo che ormai non regge più".

Durante il percorso, si sono susseguiti momenti in cui volontari e attivisti da tutta Italia hanno raccontato le loro esperienze nei santuari per animali liberi. Tra loro c’era anche Daniela Martani, influencer e attivista animalista, che ha detto: "I diritti degli animali sono continuamente violati, soprattutto da parte di questo governo, che ha deciso di attuare una vera e propria guerra contro gli animali,  non soltanto contro i santuari ma contro tutti gli animali selvatici, tra l’altro anche protetti. Le lobby dei cacciatori e degli allevatori sono potentissime e il governo ormai è il braccio armato di questi gruppi di potere".

Diverse le sigle di associazioni animaliste presenti oltre a Rete dei santuari, fra cui anche Oipa, Lndc-Animal protection, Fronte animalista, Alleanza animalista e Lav (lega anti vivisezione). È stato proprio il presidente della Lav Gianluca Felicetti a spiegare come questa manifestazione sia anche la risposta un momento politico particolare. "Rispetto a un anno fa c’è un clima politico diverso: abbiamo provvedimenti per allargare la caccia; l’apertura della caccia a specie fino a ieri protette, come orsi e lupi; si vuole anche approvare la caccia ai 16enni. Anche per questo, quanto successo al rifugio "Cuori liberi" in provincia di Pavia, dove è stata usata la polizia e la forza per uccidere degli animali, appare come qualcosa di ancora più grave".

Così dal cuore di Milano si vuole anche mandare un messaggio politico chiaro alla Regione Lombardia e al governo di Giorgia Meloni, espresso forse dalle parole di Massimo Manni, del santuario Capra libera tutti di Nerola (Roma): "Noi siamo gente di pace ma ci stanno costringendo ad alzare le barricate e lo faremo, nei santuari come nei boschi".

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