Venerdì, 18 Giugno 2021
Stiben Mesa Paniagua

Opinioni

Stiben Mesa Paniagua

Giornalista MilanoToday MilanoToday

Castello

L'urlo di #soscolombia anche a Milano

I numeri fanno paura. Secondo la Ong Temblores dal 28 aprile all'8 maggio sono già 47 le persone assassinate in Colombia. Il presidio dei colombiani in Largo Cairoli

Giovane partecipa alla protesta del 5 maggio. Foto S.M.P.

Rosso, blu e giallo. La bandiera della Colombia da alcuni giorni è rovesciata. Nei cuori e nei profili social dei colombiani sparsi per il mondo a dominare non è più il giallo dell'abbondanza di quelle terre generose ma il rosso del sangue. Sangue come quello di Nicolas Guerrero, morto praticamente in diretta su Instagram durante una manifestazione nella città di Calì. Oppure come quello di Santiago Murillo, ucciso mentre tornava a casa a piedi nella città di Ibagué. Anche in quel caso sotto l'occhio 'indiscreto' di un cellulare. 

Manifestazione colombiani per la Colombia a Milano (smp) (5)

Giovani ammazzati da proiettili sparati con molta probabilità dalle armi della polizia (la Policia nacional). L'ente che dovrebbe proteggere i cittadini ma che in questi giorni di lunga protesta si è spesso schierato a difesa del sistema eretto dal presidente Ivan Duque, che oggi è pesantemente criticato dalle ong che vigilano sul rispetto dei diritti umani. Bandiere al rovescio come quelle che abbondano sui social e sulle strade colombiane negli ultimi giorni stanno riempiendo le vie e le piazze delle città del mondo. I colombiani in Italia hanno manifestato anche a Milano e Roma.

I presidi dei colombiani a Milano #soscolombia

All'ombra della Madonnina i sit in si stanno susseguendo con cadenza frequentissima in Largo Cairoli, a due passi dal Castello Sforzesco. Come in Colombia, dove il paro nacional - lo sciopero generale - contro la riforma fiscale è cominciato il 28 aprile e si è protratto fino ad oggi, sotto il monumento di Giuseppe Garibaldi a cavallo, i colombiani di Milano si sono radunati la prima volta proprio mercoledì 28 aprile per dare solidarietà ai loro concittadini in patria. 

Quando le cose in Sudamerica hanno preso la piega che hanno preso - con violenze sistematiche da parte delle forze dell'ordine contro i manifestanti, in particolare da parte degli uomini dell'Esmad, gli agenti antisommossa - anche i colombiani nel mondo hanno continuato a portare avanti il loro grido a distanza. 

Così anche mercoledì 5 maggio, in Cairoli, una sessantina di persone si sono riunite con bandiere e cartelloni per chiedere anche alle autorità italiane di condannare la violenza da parte della polizia in Colombia. Alla manifestazione, promossa da "Colombia paz y justicia social", un'organizzazione che in Italia porta avanti la causa dei cittadini bistrattati dallo Stato di Casa de Nariño, hanno partecipato anche italiani e persone originarie delle nazioni vicine alla Colombia, accomunate da un'emergenza sociale e politica che purtroppo ciclicamente sembra riemergere a quelle latitudini del mondo.

Manifestazione colombiani per la Colombia a Milano (smp) (1)

Anche domenica 9 maggio, i colombiani di Milano sono scesi in piazza per manifestare al grido di #cistannouccidendo. Traduzione del #nosestanmatando che in patria è diventato uno degli hashtag più utilizzati dalla gente comune per rilanciare in rete i soprusi della polizia, insieme a #soscolombia e #fuerzacolombia. Il presidio, nato spontaneamente dalla mente e dai cuori dei tanti colombiani in Lombardia, alcuni dei quali riuniti in associazioni come "Unidos por Colombia", ha visto la presenza di un folto numero di colombiani che tra testimonianze, musica e slogan gridati al vento hanno fatto sentire la loro voce.

In Colombia sono già state uccise 47 persone

I numeri in questi giorni di protesta fanno paura. Secondo la Ong Temblores dal 28 aprile all'8 maggio sono già 47 le persone assassinate. Di queste 39 sono morte a causa della violenza della polizia. Ci sono state 963 casi di arresti arbitrati. Ben 548 casi di persone desaparecidas, secondo i dati ufficiali di Defensoria del Pueblo. Ci sono stati 12 casi di violenze sessuali e 28 vittime di ferite agli occhi. Ci sono state 278 aggressioni da parte della polizia e 1.876 fatti violenti, ma potrebbero essercene di più.

Dati ong proteste in Colombia (2)

Cifre fredde che però hanno il merito di mettere nero su bianco quello che un video estrapolato da un contesto potrebbe far credere: non si tratta di episodi isolati. E anche se il presidente Duque, delfino del già due volte capo di Stato Alvaro Uribe, ha ritirato la riforma contestata - che aumentando l'iva sui prodotti alimentari di base andava a colpire colpire soprattutto le tasche dei ceti medio bassi -, il grido dei colombiani non vuole più fermarsi. 

A chiedere più garanzie economiche e sociali per il loro futuro ora sono soprattutto i più giovani. Proprio coloro che in questi giorni, più di tutti, hanno 'assaggiato' i gas lacrimogeni e il piombo 'amico' della polizia. E dopo più di dieci giorni di protesta, studenti, universitari, operai e disoccupati non sembrano avere intenzione di arrestarsi: almeno finché le cose non cambieranno dalla radice e il Governo non cederà il passo per aprire un dialogo costruttivo che sia davvero tale.

Dati ong proteste in Colombia (3)

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