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"Non siamo pacchi", la protesta degli alunni della scuola dei ciechi

Il flash mob fuori da palazzo Marino

"Non siamo pacchi. Siamo vivaio". Lunedì pomeriggio fuori da palazzo Marino si è tenuto il flash mob organizzato da genitori e alunni della scuola dei ciechi di via Vivaio, l'istituto che dovrà lasciare la sua storia sede dopo la decisione dell'amministrazione di non rinnovare più l'affitto nell'edificio dell'istituto dei ciechi perché diventato troppo oneroso per le casse comunali. 

Mentre all'interno si discute della vicenda, con l'assessore all'educazione e vice sindaco Anna Scavuzzo chiamata a relazionare, all'esterno i bimbi, le mamme e i papà hanno espresso tutta la loro contrarietà al trasloco, formando con dei cartelli la scritta "non siamo pacchi, siamo Vivaio". 

"Solidarietà e vicinanza agli studenti della scuola media Vivaio, un'eccellenza milanese, nata nel 1964 come scuola legata all'Istituto dei ciechi. Negli anni si è aperta anche ai ragazzi non portatori di disabilità, diventando un concreto modello di inclusione e coesione", il commento dei consiglieri comunali di Fratelli d'Italia Chiara Valcepina e Francesco Rocca, che sono intervenuti alla manifestazione. "Una realtà preziosa da difendere e valorizzare che in questi giorni sta vivendo una difficile situazione a causa di un trasferimento voluto dal comune di Milano con una modalità chiusa all'ascolto, in una nuova sede non idonea alla realizzazione del progetto educativo. Dove sono finite le belle parole espresse in campagna elettorale da chi - hanno concluso - oggi rappresenta la giunta Sala bis?". 

E in effetti i problemi per la nuova sede non mancano. Nei giorni scorsi, stando a quanto reso noto dal capogruppo di Forza Italia a palazzo Marino, Alessandro De Chirico, che aveva anche chiesto alla stessa Scavuzzo di "fermarsi", il consiglio d'istituto della scuola aveva rigettato "con forza" la proposta avanzata dal comune di spostamento in un edificio di viale D'Annunzio. A fine febbraio i genitori avevano partecipato a un sopralluogo in quello che dovrebbe diventare il nuovo edificio che ospiterà gli alunni della Vivaio, a due passi dalla Darsena, e giò allora le mamme e i papà avevano chiesto al comune quantomeno di rallentare il trasferimento, rinviandolo di almeno un anno.

Tra le motivazioni, la mancanza di un auditorium, il cortile in condivisione con un unico passo carraio d'ingresso, la suddivisione su tre piani della scuola, i servizi igienici non idonei, la palestra con barriere architettoniche, un unico ascensore che in caso di rottura impedirebbe la frequentazione delle lezioni a chi ha difficoltà motorie, una mensa troppo piccola che non consentirebbe la socialità, la condivisione dell'edificio con gli uffici di M4 e l'ubicazione dell'istituto di viale D'Annunzio, che secondo una ricerca eseguita sulla base delle residenze degli alunni iscritti sarebbe in media a 20 minuti di strada in più rispetto a via Vivaio.

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