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Flash mob con l'assessore Magoni

Flash mob con l'assessore Magoni

In Lombardia si potrebbe tornare a sciare dal 15 febbraio, ma ci sono delle incognite

Flash mob delle località sciistiche: "Va riaperto un comparto strategico per l'economia regionale". Ma pesa il passaggio al nuovo governo

Arriva il via libera alla riapertura degli impianti di sci dal 15 febbraio nelle zone gialle. La Lombardia, una delle regioni italiane con il maggior numero di località sciistiche alpine e sede delle prossime Olimpiadi invernali 2026, sta fremendo. Ma la possibilità che gli italiani possano tornare a sciare dipenderà da una delle prime scelte alle quali sarà chiamato il nuovo governo di Mario Draghi: revocare, o meno, il divieto di spostamento tra le Regioni. Decisione sulla quale peserà anche l'andamento della curva epidemiologica, con gli esperti che già parlano di "un'inversione di tendenza" e si dicono preoccupati dell'impatto delle varianti del virus, soprattutto in Abruzzo e Umbria. Il divieto scadrà tra una settimana.

L'indicazione data dai tecnici al governo Conte era quella di proseguire con la misura almeno fino al 5 marzo, quando scadranno gli altri provvedimenti contenuti nel Dpcm. Indicazione arrivata sulla base di un ragionamento: si stanno esaurendo gli effetti delle chiusure natalizie e solo nelle prossime settimane si potranno vedere quelli legati al passaggio di quasi tutta l'Italia in zona gialla. In presenza di un esecutivo dimissionario e con un nuovo premier incaricato, sottolineano fonti ministeriali raccolte da Ansa, l'attuale governo si occuperà solo degli affari correnti e non deciderà nulla, tantomeno prenderà iniziative per quanto concerne decisioni che vanno ad incidere sulle libertà personali dei cittadini.

Il provvedimento, se non ci sarà nessun governo, decadrà

Il 15 febbraio sarà il nuovo governo a stabilire il percorso da seguire; in caso invece non dovesse essersi ancora insediato un esecutivo, il provvedimento decadrà. Il dato certo è che la situazione resta ancora precaria. Nelle prossime ore ci saranno la cabina di regia del ministero della Salute e poi le eventuali ordinanze del ministro Roberto Speranza, se qualche regione dovesse registrare un peggioramento della situazione. Che secondo la Fondazione Gimbe già c'è: nell'ultima settimana è risalito l'incremento dei nuovi casi in 9 regioni e in 5 si registra un aumento dell'incidenza su 100mila abitanti.

Il Cts ha invece bocciato la proposta delle Regioni di riaprire anche in zona arancione con la capienza ridotta al 50% su tutti gli impianti e l'uso obbligatorio delle mascherine Ffp2. Per quanto riguarda i comprensori più grandi, quelli che si estendono oltre i confini provinciali e regionali, infine, gli esperti hanno ribadito che dovranno rimanere chiuse le aree che ricadono in zona arancione. "Ora però va tolto il divieto di circolazione tra le Regioni, abbiamo bisogno di sapere che si possa venire in montagna - dice il presidente dell'Associazione nazionale impianti funiviari (Anef) Valeria Ghezzi interpretando il punto di vista di centinaia di imprenditori e lavoratori della montagna -. Non voglio pensare che le imprese interrompano la cassa integrazione per i dipendenti e poi venerdì prossimo ci dicano che non tolgono il divieto di spostamento. Abbiamo già subito tantissimi danni e decine di aziende sono in crisi di liquidità".

Il flash mob degli impianti lombardi

E nel frattempo, un suono di speranza ha avvolto la montagna. Campane, campanacci e sirene dei battipista hanno echeggiato, all'unisono, nelle valli per un minuto. Alle ore 10 di venerdì, nelle principali stazioni sciistiche lombarde e italiane si è tenuto il più grande flash mob del mondo della neve dal titolo 'Per chi suona la montagna'.

Davvero tante le località montane della Lombardia che hanno aderito all'iniziativa: dall'Aprica a Ponte di Legno, da Madesimo al Passo del Tonale. E poi ancora: Chiesa Valmalenco, Piani di Bobbio, Foppolo, Castione della Presolana, Monte Pora, Lizzola, Spiazzi di Gromo, Caspoggio, Val Palot, Pian del Poggio, solo per citarne alcune. Lara Magoni, assessore regionale al Turismo, Marketing territoriale e Moda, campionessa di sci, ha voluto celebrare questo momento nella 'sua' Selvino, in Val Seriana, proprio nel giorno dell'anniversario della conquista della medaglia d'argento ai Mondiali di Sestriere: era il 5 febbraio 1997. "Abbiamo voluto - ha spiegato l'assessore Magoni - far sentire la voce della montagna in tutta Italia, un segnale importante per dire che 'ci siamo'. Dopo tanti mesi difficili, siamo pronti a tornare a sciare e a mostrare a tutti le bellezze delle nostre vette". L'iniziativa, nata da un'idea di Marco Di Marco, direttore della rivista 'Sciare magazine', subito condivisa da Lara Magoni, con il supporto di Uncem, Unione nazionale Comuni Comunità Enti montani, ha visto la partecipazione di tantissime località sciistiche in tutta Italia, da Nord a Sud, da Est a Ovest.

In Val Seriana, insieme a Lara Magoni, un'altra grande campionessa come Paola Magoni (oro alle Olimpiadi a Sarajevo nel 1984 e bronzo in slalom speciale ai Mondiali di Bormio nel 1985) e poi tanti operatori del settore, le autorità locali, i rappresentanti dello Sci Club Selvino (il più medagliato d'Italia) e don Alberto Brignoli, che hanno aderito con entusiasmo all'iniziativa.

"La montagna è fatta di gente resiliente e caparbia - ha aggiunto Lara Magoni - che con il sorriso vuole riemergere e valorizzare le proprie peculiarità. Esprimiamo così l'entusiasmo di un corale 'in bocca al lupo' agli atleti che parteciperanno al grande evento dei Mondiali di Sci alpino Cortina 2021. Le montagne si sono idealmente unite oggi in un immenso abbraccio Tricolore".

A Selvino (Bergamo), il flash mob si è concluso con l'inno nazionale e un augurio speciale, da campionessa a campionessa. "Auguro alla nostra Sofia Goggia - ha concluso l'assessore Lara Magoni - una pronta guarigione, lei è forte e saprà riprendersi. Per noi rappresenta l'orgoglio bergamasco e lo spirito tutto italiano di superare le difficoltà con slancio e tornare a vincere".

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