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A Sesto i percettori di reddito di cittadinanza impiegati dal comune

A Sesto i percettori di reddito di cittadinanza impiegati dal comune

Sesto, i furbetti del reddito di cittadinanza: non vivono più in Italia, ma intascano i soldi

Il caso a Sesto, scoperto dallo stesso sindaco: "Così si tolgono risorse a chi ne ha bisogno"

Non più in Italia, da mesi. Eppure, ancora "aiutati" dallo Stato italiano. Sono i furbetti del reddito di cittadinanza, persone che hanno ottenuto il sostegno al reddito istituito dal primo governo Conte e che hanno continuato a intascare i soldi nonostante da tempo non vivano più nella Nazione. 

A denunciarlo è il sindaco di Sesto San Giovanni, Roberto Di Stefano, dopo alcune verifiche che lui stesso ha svolto in prima persona. "Tra i primi 48 percettori del reddito di cittadinanza chiamati dal Comune per i colloqui psicoattitudinali, 30 hanno aderito ai progetti di utilità collettiva messi a punto dall'amministrazione", ha fatto sapere il primo cittadino, che nelle scorse settimane aveva studiato una serie di progetti per impiegare i percettori del reddito di cittadinanza. 

Tra quei 48, invece, "18 non hanno risposto o non si sono resi disponibili. Praticamente il 38% delle persone contattate. Ho verificato personalmente i fascicoli di ognuno - ha sottolineato Di Stefano - e si tratta principalmente di stranieri che non sono più sul nostro territorio nazionale e sono spariti, ma intanto hanno preso il sussidio per mesi". 

"Altri ancora ci rispondono che non possono venire perché impegnati e vorrebbero l’appuntamento fuori dall’orario di lavoro. È palese che questo 38% sottrae risorse a chi ne ha veramente bisogno. Ovviamente questi soggetti li abbiamo segnalati affinché venga immediatamente interrotto il loro sussidio. Immaginiamoci in tutta Italia quanti soggetti se ne approfittano per prendere soldi senza fare nulla, con la complicità di un governo assolutamente incapace. Vorrei rivolgermi a queste persone – ha concluso Di Stefano –, ricordatevi che in questo modo non state fregando solo la legge, state anche togliendo risorse a chi ne ha veramente bisogno”.

Il tentativo (a vuoto) di Milano

Anche il comune di Milano aveva cercato di mettere al lavoro i percettori del reddito di cittadinanza. L’amministrazione comunale aveva messo in campo due progetti per i cittadini che beneficiano della misura: il primo, tra ottobre e dicembre 2020, attivato tramite una call interna, ha visto la partecipazione di 60 persone, mentre il secondo ne ha impiegate 53. 

Le cifre sono impietose: su 19mila milanesi che percepiscono il reddito di cittadinanza solo 113 sono stati impiegati da Palazzo Marino per progetti di pubblicati utilità. È lo 0,6%.

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