Martedì, 18 Maggio 2021
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La Regione si contraddice ancora, questa volta sulle rinunce ad AstraZeneca

"È un fenomeno che negli ultimi giorni sta diventando più importante di quello che possiamo pensare", ha detto il dg del welfare di regione Lombardia, Giovanni Pavesi. Ma per la Moratti "non c'è nessun allarme"

Mentre si leggono i dati sulle percentuali di rinunce ai vaccini AstraZeneca annunciati dalla Regione, non può non tornare in mente l'immagine del pallottoliere di cui le opposizioni aveva fatto dono al presidente Attilio Fontana lo scorso gennaio. Perché ancora una volta la Lombardia si contraddice e ancora una volta lo fa sui numeri: nella mattinata di mercoledì 14 aprile, infatti, il dg del welfare di regione Lombardia, Giovanni Pavesi, aveva sottolineato che quello delle rinunce al vaccino AstraZeneca era un "fenomeno importante", mettendo in luce come il 15% dei chi aveva prenotato avesse poi rifiutato la somministrazione. Nel pomeriggio, però, l'assessora al Welfare Letizia Moratti ha invece parlato di cifre "irrisorie", sostenendo che "meno del 5% dei cittadini che sarebbero vaccinati con questo vaccino" ha rifiutato "effettivamente la somministrazione".

Pavesi vs Moratti, ovvero Regione vs Regione

"I lombardi, una parte almeno, hanno paura di AstraZeneca", erano state le parole di Pavesi, il quale aveva il rifiuto di questo vaccino "un tema difficile", facendo riferimento a "un fenomeno che negli ultimi giorni sta diventando più importante di quello che possiamo pensare". Il suo, insomma, suonava come un monito

"Ho segnalazione di centri vaccinali importanti in cui parecchia gente li sta rifiutando" aveva detto ancora Pavesi mercoledì mattina spiegando anche che per chi rifiuta questo vaccino i tempi si allungano: "In questi casi, se in sede di anamnesi ci sono valutazioni critiche, possiamo fargli lo Pfizer. Negli altri casi - aveva sottolineato - se non ci sono queste motivazioni, li rimettiamo in coda". 

"Fino a ieri abbiamo rilevato un 15% di popolazione che aveva prenotato il vaccino e che essendo AstraZeneca l'ha rifiutato - aveva aggiunto ancora il dg al Welfare -. Abbiamo la sensazione che sia una percentuale in crescita, in aumento, già oggi abbiamo situazioni che ce lo fanno pensare. Il 15 per cento è un dato acquisito".

Ma di tutt'altro tenore sono state poi le dichiarazioni di Letizia Moratti nel pomeriggio della stessa giornata. "Le rinunce a vaccinarsi con AstraZeneca in Lombardia sono irrisorie  - ha scritto la vicepresidente in una nota della Regione - piuttosto sono in aumento considerevole le domande di approfondimento e di spiegazione sul vaccino"."Nessun 'allarme-rinunce' in Lombardia dunque per AstraZeneca - ha chiosato inequivocabilmente Moratti - perché ad oggi è meno del 5% dei cittadini che sarebbero vaccinati con questo vaccino a rifiutare effettivamente la somministrazione. Una conferma della fiducia risposta nella scienza e nei medici da parte dei nostri concittadini che stanno aderendo in modo esemplare alla fase vaccinale volta a combattere e vincere la pandemia".

Da "tema difficile" e "fenomeno importante", come lo aveva descritto Pavesi, quello delle rinunce ad AstraZeneca viene declassato nelle parole di Moratti ad allarme inesistente riguardante una percentuale irrisoria di lombardi, e i cittadini "spaventati" diventano invece paladini della scienza. Dal 15% di rinunciatari citato dal dg al Welfare, poi, si passa al più modesto 5% di Moratti. Ancora una volta - come già accaduto in passato a più riprese con i dati sui positivi al covid - i conti della Regione non tornano. E ancora una volta (l'ultima aveva visto il responsabile della campagna vaccinale Guido Bertolaso correggere Moratti sulle modalità di prenotazione dei vaccini) la comunicazione di chi guida la Lombardia trabocca di contraddizioni.

Non hanno tardato a notarlo anche le opposizioni. "Per il Dg Welfare Pavesi il rifiuto del vaccino AstraZeneca da parte dei cittadini è un fenomeno importante. Per l’assessore al Welfare Letizia Moratti invece le rinunce sono irrisorie - commenta il capogruppo del Movimento Cinque Stelle a Palazzo Pirelli, Massimo De Rosa -. Confusione, caos e disorganizzazione rappresentano anche oggi l’unico modello che i vertici regionali in grado di proporre". E sulla stessa lunghezza d'onda è Samuele Astuti consigliere regionale del Pd e capodelegazione del Pd in Commissione sanità, che punta il dito contro "l’ennesima confusione nell’informazione, che non può che creare ulteriore incertezza nei cittadini, che hanno già vissuto i gravissimi disagi di una campagna partita molto più in ritardo che in altre aree del Paese".

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