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Martedì, 21 Maggio 2024
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Case popolari, Regione condannata. Il Tribunale: «Cambiare il regolamento, è discriminatorio»

Sotto accusa il requisito della residenza da cinque anni e l'obbligo per gli stranieri di presentare un documento che attesti che il cittadino non possiede immobili nel suo Paese

Terza condanna a Regione Lombardia per il regolamento sull'accesso alle case popolari, datato 2017, che per i tribunali è discriminatorio. L'ultima sentenza risale a lunedì 27 luglio 2020, da parte del Tribunale di Milano, che ha di fatto ordinato alla Regione di modificare il regolamento nella parte relativa al requisito della residenza da almeno cinque anni (già dichiarato incostituzionale) e in quella che pone a carico dei soli cittadini stranieri la presentazione della documentazione ufficiale sull'impossidenza immobiliare, estendendo l'obbligo anche ai titolari di permesso umanitario o protezione internazionale.

Una dichiarazione che spesso è molto complicata da ottenere, a meno di non compiere un lungo viaggio verso il Paese d'origine (cosa assurda da pretendere se il cittadino è un rifugiato), e che "cozza" col fatto che in molti Paesi il catasto non viene nemmeno aggiornato di frequente.

«Ora la Regione dovrà cambiare le norme per l'accesso alle case popolari», commenta il Sicet-Cisl, «e dare indicazione ai Comuni e alle Aler di richiamare tutti i nuclei familiari esclusi a causa delle norme eliminate e ricollocarli nelle graduatorie con il punteggio relativo». E diversi esclusi potranno anche agire contro la pubblica amministrazione per chiedere il risarcimento di eventuali danni. «Quelli che venivano considerati i capisaldi del nuovo regolamento, alla prova dei fatti si sono dissolti perché illegittimi o inapplicabili», il commento del sindacato inquilini della Cisl.

«Si pone termine (come già avvenuto nel caso di Lodi) ad una clamorosa ingiustizia che aveva visto escludere dalle graduatorie di tutta la Lombardia numerosi cittadini stranieri in condizioni di bisogno ai quali veniva richiesto di produrre documenti spesso impossibili da reperire», l'opinione della Cgil lombarda: «Ora tutti i Comuni lombardi dovranno modificare i bandi tenendo conto della decisione del Tribunale di Milano e della modifica del regolamento regionale».

 

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