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Le dichiarazioni

Non piace a tutti l'idea di diminuire i militari in città

Lo ha anticipato il ministro della Difesa ma in tanti sono contrati (anche il governatore Fontana)

Attilio Fontana contro Lorenzo Guerini, ovvero il governatore della Lombardia contro il ministro della Difesa. A provocare lo scontro tra i due è l'idea del ministro, anche se ancora non del tutto delineata, di eliminare o comunque rimodulare il progetto 'Strade sicure': che vede la presenza dei militari dell'Esercito italiano impegnati nel pattugliamento di alcuni punti strategici delle città.

Senza molti giri di parole il presidente Fontana su Facebook si è detto contrario. "Non condivido la decisione del ministro Guerini di ridurre la presenza delle donne e degli uomini dell'Esercito impegnati nel progetto 'Strade Sicure'. La sicurezza percepita va alimentata e non diminuita. Continuo a sostenere - prosegue Fontana - che la presenza dei militari sia sempre e comunque un deterrente verso chi vuole compiere un reato. Penso a Milano, ma più in generale a tutte le città della Lombardia, il numero dei rappresentanti delle forze dell'ordine sul territorio va aumentato e non ridotto".

Le parole Guerini

Sul caso, appunto, in precedenza era intervenuto Guerini, durante un convegno organizzato nell'ambito delle celebrazioni per i 30 anni della Dia. "Strade Sicure - le parole del capo della Difesa - è un'esperienza che nasce da alcune situazioni specifiche, in parte nasce dopo le vicende del 1992 e l'esigenza di dare testimonianza e concreta azione di controllo del territorio, e dall'altro poi si sviluppa e nasce anche l'attività di prevenzione rispetto a fenomeni di terrorismo.  Dobbiamo essere molto prudenti nel maneggiare questo strumento, che ha caratteristiche di sviluppo in relazione a situazioni particolari che il Paese sta vivendo. Non è e non può essere l'ordinarietà".

"Il controllo del territorio e dell'ordine pubblico - ha sottolineato Guerini - è compito delle forze dell'ordine, su questo dobbiamo stare molto attenti. Io sto ricalibrando insieme al prefetto Giannini il dispositivo di Strade Sicure, da 7.800 e passa a cui siamo arrivati arriveremo a 5mila. Non lo faccio perché voglio essere reticente a dare un aiuto, ma perché le cose vanno ricondotte nel loro alveo più ordinario e vero. Se c'è bisogno di ulteriore e maggiore capacità di controllo del territorio, questo dev'essere colto con la capacità di incrementare i numeri delle forze di polizia sul territorio. Le forze armate fanno un altro lavoro, possono cooperare, ma non dobbiamo trasformare ciò che nasce da logica emergenziale a qualcosa di ordinario". 

Ne ha parlato anche il sindaco di Milano Beppe Sala: "Della decisione del Ministro Guerini sul taglio dei militari nelle città non ne sapevo nulla. L’ho letta anche io sui media e non ne eravamo stati informati. Vorrei quindi capire il senso di questa operazione. Sono sorpreso dal fatto che non ci sia stato dato avviso prima. Non ho capito bene se è una misura temporanea o a lungo termine e come queste persone verranno sostituite. Mi astengo dal giudizio, ma è chiaro che ho già chiesto al prefetto di approfondire la questione".

I sindacati favorevoli

Con il ministro si sono subito schierati alcuni sindacati di polizia, Siulp e Siap. I segretari generali, Felice Romano e Giuseppe Tiani, hanno scritto una nota congiunta sull'argomento: "Accogliamo con favore e condividiamo le chiare dichiarazioni del ministro Guerini circa la competenza delle forze di polizia in merito al controllo del territorio e dell'ordine pubblico in riferimento al ridimensionamento del dispositivo 'strade sicure' che, ha visto in questi anni, un impiego dei militari giunto sino a 7.800 unità. Non dimentichiamo certo le motivazioni di carattere emergenziale, sempre condivise, alla base della decisione di integrare il dispositivo generale di prevenzione e controllo del territorio, sotto pressione anche per via della diminuzione del personale delle forze di polizia, con i militari. Abbiamo però sempre ribadito che la proroga dell'operazione strade sicure doveva essere temporanea in attesa dello sblocco del turn over delle forze di polizia ed ora, delle necessarie assunzioni straordinarie".

"È di tutta evidenza - sottolineano i due - che puntare sul mantenimento di una esperienza ultra decennale, ha contribuito a ingenerare confusione non tanto sulle competenze ma sul fatto che uno strumento straordinario sia diventato ordinario e necessario alla luce delle gravi carenze organiche delle forze di polizia. La sicurezza non può e non deve mai essere argomento di propaganda politica ed è doveroso, come ricordato dal ministro, che le condizioni siano ricondotte nell'alveo delineate dal legislatore restituendo ciascuna forza allo specifico e peculiare impiego. I deficit nella capacità di controllo del territorio devono essere colmati, come da noi rivendicato da anni, con l'incremento delle forze di polizia sul territorio ed attraverso un congruo investimento in assunzioni straordinarie attingendo da tutte le graduatorie dei concorsi in atto".

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