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Attualità Porta Romana / Corso di Porta Vigentina, 15

Il palazzo di corso di Porta Vigentina 15 sarà ristrutturato dall'Agenzia Dogane

L'edificio ospiterà uffici dell'agenzia e la nuova sede del municipio 1, ma le attuali funzioni (Cam, biblioteca, scuola) resteranno

Diventerà un polo di servizi civici dopo la ristrutturazione a cura dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli il cinquecentesco Palazzo Calchi Taeggi, in corso di Porta Vigentina 15 a Milano. Tra l'altro, il palazzo ospiterà la nuova sede del municipio 1, che lascerà quella di via Marconi al raddoppio del Museo del Novecento.

Una ristrutturazione necessaria per lo stato di conservazione dell'immobile, di proprietà del comune di Milano, che oggi ospita una scuola materna, una biblioteca, un Cam ed un auditorium. Il comune ha stipulato con le Dogane un apposito protocollo d'intesa, dopo avere ritenuto non percorribile la vendita dell'edificio e nemmeno uno sviluppo strettamente 'commerciale'. Era stata l'agenzia a contattare il comune per verificare la possibilità di affittare stabili comunali facendosi carico della riqualificazione. 

Le attuali funzioni non saranno trasferite. La ristrutturazione, di natura urgente perché l'edificio è seriamente ammalorato, procederà a tappe per consentire che i servizi citati possano continuare ad esistere. L'Agenzia delle Dogane installerà i suoi uffici in una porzione del complesso, con un contratto di diciotto anni, ad un canone che verrà stabilito in seguito. Contemporaneamente, l'agenzia riqualificherà un'area in viale Monza 330 ora a verde incolto, con un intervento che la renderà fruibile ai cittadini.

La storia del palazzo

Dapprima il palazzo fu il monastero di San Bernardo, prima di monache benedettine governate dai cistercensi di Chiaravalle, poi domenicane. Il monastero venne soppresso nel 1785. Dal 1792 al 1935 il palazzo fu sede del Collegio Calchi Taeggi, nato dalla fusione del collegio (risalente al 1556) fondato da Ambrogio Giovanni Taeggi con la Scuola della Carità, fondata nel 1516 da Gerolamo Calchi ed Elisabetta Bossi.

Gli austriaci chiusero il collegio per punirlo, poiché i suoi professori e studenti avevano partecipato all'insurrezione delle Cinque Giornate di Milano.

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