Venerdì, 24 Settembre 2021
Alessandro Rovellini

Opinioni

Alessandro Rovellini

Direttore responsabile MilanoToday

La "Fiera delle madri surrogate" mette tutti d'accordo: nessuno la vuole

Sala e Bernardo compatti a non mettere la firma sulla kermesse. Ma come evento privato (legale?) si può fare poco

Ci si divide sull’idea di città (forse), ma sull’utero in affitto no. Il paventato arrivo a Milano della fiera “Un sogno chiamato bebè” mette d’accordo tutti: si marcia compatti per impedire l’evento a Milano, chiunque sia il sindaco il prossimo autunno. Nessuno ci vuole mettere la firma e la faccia.

Piccolo passo indietro. “Désir d’enfant” è una kermesse appena terminata a Parigi dove medici, esperti giuridici, aziende e associazioni propongono “soluzioni” al concepimento e dipanano i dubbi degli aspiranti genitori. Gli organizzatori dicono che chi vi partecipa è “paziente”  e non “cliente”. Ma ci sono state proteste e polemiche sulla presunta “illegalità”. L’evento tratta di fecondazione assistita e terapie complementari (compresa agopuntura, sic), ed è rivolto a coppie che non riescono ad avere figli o vorrebbero adottarne, ma anche a coppie omosessuali che vorrebbero allargare la propria famiglia. E qui c’è il tasto che ha messo in allarme tutti, da destra a sinistra. La gestazione d’altri, meglio conosciuta come maternità surrogata, in Italia è vietata come in Francia. Da un sito molto scarno, e da qualche cartellone in giro per la città, parrebbe che a Milano la manifestazione si faccia il 21-22 novembre. Non si sa nient’altro.

Tutti hanno messo le mani avanti per dire: io non c’entro. Dalla giunta l'assessora Laura Galimberti (Istruzione ed educazione) ha fatto sapere che il Comune di Milano non ha concesso autorizzazioni (nel caso fosse stato in un luogo comunale) né patrocini, ma al momento “non è nemmeno nelle condizioni di vietarne l'effettuazione”. La maternità surrogata in Italia è illegale così come la sua “pubblicità” (articolo 12 della Legge 40). Il sindaco Beppe Sala ha detto “di non saperne nulla” e che il Comune “mai darebbe il patrocinio”. La coalizione che appoggia Luca Bernardo ha attaccato all’unisono. Gli esponenti milanesi di Fdi Michele Mardegan e Chiara Valcepina, candidati al consiglio comunale, sottolineano che “la sinistra si indigna per i talebani ma accetta che la dignità delle donne occidentali sia violata da questa iniziativa. L'utero in affitto è una pratica scandalosa alla quale la nostra nazione deve solo ribellarsi”. E Massimiliano Bastoni (Lega) parla di operazione “furbesca” perché il sito ufficiale sembra parlare quasi solo di procreazione medicalmente assistita ma, tra i partner, c'è la società Ivf Bubble, che “si occupa anche di maternità surrogata”. In un articolo di Avvenire l’evento è stato ribattezzato “Il Salone dell'utero in affitto” e viene associato alle coppie omosessuali che vorrebbero “fare bambini su ordinazione come merci fabbricate”.

Tutti d’accordo tranne Mauro Festa (Partito Gay per i diritto Lgbt+). Che replica: “I destinatari di questa iniziativa non sono le coppie omosessuali, bensì tutte quelle coppie, per la stragrande maggioranza eterosessuali, che ogni anno attraversano un percorso doloroso e faticoso per poter diventare finalmente genitori. Attaccare il mondo Lgbt+ e le coppie omosessuali collegandole direttamente a questo evento è una pura strumentalizzazione”. E ancora: “Siamo stufi di dover assistere alla solita pantomima messa su da certi esponenti della politica che tentano di associare alcuni temi, come l’utero in affitto, solo al mondo Lgbt+ - continua Festa -. A nostro parere, le intenzioni di questi signori sono evidenti: screditare la comunità Lgbt+ per poter rimuovere ogni prassi illuminata della pubblica amministrazione, come la trascrizione all'anagrafe di Milano di minori figli di coppie omogenitoriali”. 

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