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Per la Cassazione non è reato fare il saluto romano durante cerimonie commemorative

La suprema corte ha annullato la condanna in appello per le quattro persone che il 25 aprile 2016 al cimitero Maggiore fecero il saluto fascista

Fare il saluto romano in un contesto "commemorativo" non costituisce reato. Lo ha deciso la Corte di Cassazione che ha annullato la condanna in appello per le quattro persone che il 25 aprile 2016 al cimitero Maggiore fecero il saluto fascista.

Tutto era accaduto durante la cerimonia che si tiene ogni anno al campo X del "Musocco" per i caduti della Repubblica Sociale Italiana (Rsi). Fra i 300 quel giorno vennero identificati e indagati in quattro per l'articolo 2 della legge Mancino.

In primo grado vennero tutti assolti perché il fatto non sussiste, con riqualificazione del fatto in articolo 5 legge Scelba. L'appello proposto dal pubblico ministero portò all'udienza in Corte d'Appello V sezione penale, che riqualificò nuovamente il fatto riportando l'articolo 2 della legge Mancino e condannando gli imputati a 2mesi e 10 giorni di reclusione.

Impugnata la sentenza, all'udienza del 12 ottobre scorso discussa davanti alla I sezione penale, il procuratore generale ha chiesto il rigetto del ricorso proposto dalla difesa, composta dagli avvocati Mario Giancaspro e Antonio e Radaelli, e la conferma della sentenza di appello. Al termine della discussione, la Cassazione ha dato ragione alla difesa, annullando senza rinvio la sentenza di appello perché il fatto non sussiste.

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