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Perquisizioni a San Siro dopo la sassaiola alla polizia. «Ma non criminalizziamo la musica»

Tredici perquisizioni nel quartiere e una a Novara a carico di un altro rapper che aveva portato un machete. L'episodio durante la registrazione del video di Neima Ezza con trecento giovani assembrati

Trecento ragazzi e tre rapper, le case di San Siro e un video da girare, ma le regole anti covid vietano l'assembramento e qualcuno lo segnala. La ribellione scaturita dall'intervento delle forze dell'ordine è nota, ed è quello su cui adesso l'intera questura di Milano s'interroga e lavora. In campo c'è anche il capo del pool antiterrorismo della procura, Alberto Nobili, ma guai a pensare per questo che ci sia di mezzo un'ipotesi di radicalità religiosa.

Il capo della Digos, Guido D'Onofrio, respinge possibili fughe in avanti interpretative: «Le prime verifiche sui social non ci portano in quella direzione, ma stiamo compiendo approfondimenti su una reazione antisistema, anche con un'arma come il machete, che ci pare grave rispetto a quello che era un normale controllo del territorio».

Video: perquisizioni a San Siro dopo sassaiola a polizia

Leaderismo spontaneo

La ribellione dei giovani di San Siro, con la sassaiola alle camionette delle forze dell'ordine, non sembra frutto di un'organizzazione alle spalle. C'è più probabilmente una forma di leaderismo verso i rapper che "ce l'hanno fatta", in grado di radunare con il tam tam su Instagram trecento coetanei che parlano la stessa lingua della strada, dell'emarginazione, della mancanza sostanziale di prospettiva.

Neima Ezza, il rapper autore del pezzo di cui si stava girando il video, in una intervista di qualche tempo fa aveva parlato dei giovani benestanti dell'altra San Siro, quella al di là del 16 tra piazza Esquilino e viale Caprilli, e dell'ammirazione che nutrono per lui quando lo vedono in giro. A maggior ragione i ragazzi di via Zamagna e via Micene, che più facilmente si possono identificare in Neima Ezza così come in Baby Gang, l'altro rapper, quello che ad un certo punto si sente mentre dà indicazioni: «Se arrivano gli sbirri, state fermi», o il terzo rapper, Zefe, venuto quel giorno da Novara con il machete.

«Non criminalizziamo la musica»

«Se si riescono a portare trecento ragazzi senza un'organizzazione vera e propria, diventa una cosa preoccupante», commenta il questore di Milano, Giuseppe Petronzi: «Ora stiamo studiando le condizioni in cui si è verificato questo fenomeno. Un fenomeno complesso che ci guardiamo bene dall'etichettare, né vogliamo criminalizzare un certo ambiente musicale. Anzi, c'è anche da capire se la presenza delle armi (una pistola, un machete) sia una "prospettazione artistica" distante dalla realtà o no».

Il rapper col machete da Novara

Tra le persone perquisite nella mattinata di venerdì 16 aprile, quattordici in tutto, c'è Zefe a Novara, che in passato aveva avuto un obbligo di dimora per rissa. Come detto, sarebbe colui che in strada agitava il machete. E poi dieci maggiorenni e tre minorenni di San Siro (a parte un paio di ragazzi di Baggio). Alcuni di questi (due minorenni e un maggiorenne) emergono anche in contesti violenti legati alle zone della movida e a City Life, come ha riferito il capo della squadra mobile Marco Calì. In casa di un minorenne è stato trovato un jammer, ovvero un disturbatore delle frequenze telefoniche. E, nel suo smartphone, un video girato all'Arco della Pace: il ragazzo aveva in mano una pistola.

Il bilancio dell'operazione di venerdì è di sei misure di prevenzione per giovani dai 18 ai 27 anni: cinque avvisi orali e un foglio di via obbligatorio. Di quest'ultimo è destinatario un 20enne residente a Sondrio che, ora, non potrà rientrare nel Comune di Milano per tre anni. I destinatari degli avvisi orali sono stati invitati formalmente a tenere, d'ora in poi, una condotta conforme alla legge, altrimenti potranno incorrere nella sorveglianza speciale, provvedimento che invece la divisione anticrimine sta vagliando per altri quattro giovani (dai 18 ai 25 anni), con precedenti di polizia più gravi tra cui rapina e lesioni. 

«Noi non possiamo fare analisi sociologiche, facciamo analisi criminali col vaglio dell'autorità giudiziaria», ha detto ancora il questore Petronzi: «Stiamo studiando le condizioni in cui si è verificato il fatto. Vi sono altri attori della città, molto capaci, che sapranno individuare le cose da fare». E la politica milanese dibatte da quasi subito: nel "calderone" delle immancabili polemiche è finito il racket degli alloggi occupati abusivamente in zona, così come il fatto che a San Siro si fossere rifugiato, anni fa, un ricercato per terrorismo. Le strade strette e la grande piazza al centro del quadrilatero parlano d'altro. Difficoltà ad integrarsi a scuola o al lavoro, identificazione nel gruppo, individuazione di un leader che vive le stesse condizioni. L'alternativa complicata da trovare. L'ascensore sociale più spontaneo diventa proprio la musica: capace di parlare la lingua di tutti, di dire le parole che dicono tutti, unisce più di quanto sappiano fare (finora) le istituzioni.

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