Scambiata per un'immigrata in Centrale: "Lei parla troppo, non dobbiamo scusarci"

È successo a Maria, la giovane ha denunciato il fatto attraverso un post su Instagram

Maria Anna Campadello (foto da Instagram)

Maria quando parla ha un leggero accento veneto perché è cresciuta a Padova. È italiana. Ha i documenti italiani. Eppure è stata al centro di un caso di maleducazione mista a razzismo a causa del colore della sua pelle. Ed è successo in pieno centro a Milano nella giornata di mercoledì 7 ottobre. Il fatto è stato reso noto da lei stessa attraverso una storia e a un post sul suo profilo Instagram.

Tutto è iniziato mentre stava attraversando Piazza Duca d'Aosta dopo essere scesa da un treno arrivato in Stazione Centrale. Lì è stata avvicinata da due carabinieri che l'hanno fermata per un controllo. Normale prassi. "Nel momento in cui gli ho dato il documento, esattamente due secondi dopo (senza che lo aprisse), mi ha detto 'Signorina, deve darmi anche il permesso di soggiorno'. L'ho guardato di traverso — ha spiegato a MilanoToday — e in quel momento ha capito di aver fatto una gaffe, una figuraccia perché aveva tra le mani una carta d'identità italiana".

Tutto finito? No. "Il carabiniere ha fatto il controllo. Tutto in regola. Poi mi ha chiesto se mi avesse offeso — ha continuato Maria —. Io ho risposto di sì perché mi ha giudicato attraverso un pregiudizio. Mi ha offeso il fatto che un esponente delle forze dell'ordine, a causa del colore della mia pelle, non mi abbia classificata come italiana. Ma la cosa peggiore è stata il suo collega che è intervenuto poco dopo dicendo 'Signorina noi non siamo tenuti a scusarci, e in più lei parla troppo per i miei gusti'". Maria davanti a questa frase non è stata in silenzio: "Gli ho risposto che dei suoi gusti mi interessa ben poco visto che se una persona mi offende è un mio diritto rispondere".
  
I post di Maria in cui spiega quello che è successo sono diventati virali e sono stati ripresi da diversi altri account su Instagram. È nato un "piccolo caso". E la 31enne ha precisato la sua posizione: "È inutile che ci schieriamo per un pianeta senza razzismo se questo non viene sradicato in primis dalla forze dell'ordine che dovrebbero invece tutelarci".

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La vita di Maria è iniziata a quasi 11mila chilometri da Padova (a Lima, in Perù) ma le sue radici sono in Veneto, dove è stata cresciuta dai suoi genitori. "Ho avuto una adolescenza bella, senza mai un episodio di razzismo — ha sottolineato —. Però a volte mi capita di venire 'classificata'. Mi era successo già un'altra volta, sempre a Milano. Era il periodo in cui viaggiavo spesso per lavoro, mi dividevo tra Miami, Parigi, Milano e casa, e viaggiavo con il passaporto. Ero a bordo di una Enjoy con altri tre amici quando abbiamo avuto un piccolo tamponamento, nulla di serio. Si è fermata una volante e ha chiesto i documenti a tutti, un poliziotto vedendo il passaporto mi ha chiesto 'Ah, lei è qui in vacanza, per quanto si ferma?'. Anche in quel caso bastava aprirlo e leggere. Certe volte basterebbe leggere".

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