Venerdì, 19 Luglio 2024
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Lavoro di notte e nei giorni di festa, aumenti non dati: alla Borsa scatta il primo sciopero della storia

Sciopero alla Borsa il prossimo 27 giugno. Ecco tutte le rivendicazioni dei sindacati

Braccia incrociate in piazza Affari. Il prossimo 27 giugno a Milano andrà in scena il primo sciopero nella storia dei lavoratori della Borsa. A proclamare l'agitazione sono state le organizzazioni sindacali di settore Fabi, First Cisl, Fisac Cgil contro il gruppo Euronext che fa capo alla Borsa di Parigi. 

"Siamo tutti consapevoli del ruolo fondamentale di Borsa italiana come volano per la crescita dell’economia reale, dell’importanza di cassa compensazione e garanzia come strumento di stabilità finanziaria dei mercati italiani, della rilevanza di Mts e di Monte Titoli per la gestione prudente ed efficiente del debito pubblico sovrano. A fronte dell’importanza sistemica di tutte le società del gruppo Borsa italiana, denunciamo il costante, sistematico e complessivo disinvestimento dall’Italia del Gruppo Euronext, e lo svuotamento dall’interno delle strutture italiane", la denuncia dei sindacati, a cui lo stesso Euronext ha risposto ricordando le "oltre 100 nuove posizioni che si sono create dall'integrazione di Borsa italiana nel nuovo gruppo", avvenuta nell'aprile del 2021. 

"Si tratta di una decisione, quella di avviare lo stato di agitazione, presa congiuntamente da tutte le sigle sindacali, lungamente meditata e sofferta, storica perché mai prima sperimentata. Quattro le materie di rivendicazione sindacale. Profonda è innanzitutto la preoccupazione delle organizzazioni sindacali per la tenuta occupazionale sul territorio nazionale. Mentre si delineano progetti di delocalizzazione e near shoring di intere aree di attività al di fuori dei confini nazionali, l’azienda continua a rifiutarsi di fornire garanzie e di intraprendere percorsi condivisi di tutela dei posti di lavoro e di valorizzazione delle professionalità esistenti", si legge nella nota delle sigle. 

E ancora: "Secondo tema è quello legato alla questione salariale. A fronte delle recenti dinamiche inflazionistiche, la scelta della parte datoriale di non corrispondere gli aumenti salariali previsti dal rinnovato Ccnl del settore del credito attraverso assorbimento degli ad personam, rappresenta l’ultimo di una serie di episodi che evidenziano la volontà del gruppo di non voler proteggere il potere di acquisto dei lavoratori italiani. Una decisione, peraltro, ancora più incomprensibile considerando i risultati record registrati dalle stesse società italiane del gruppo negli ultimi anni e soprattutto nel 2023. Terzo punto di profondo disagio e preoccupazione è legato all’organizzazione del lavoro. A seguito di strutture organizzative che nel corso del tempo sono divenute sempre più fragili, nel gruppo Borsa italiana è diventato sistematico e oramai strutturale il ricorso al lavoro straordinario, al lavoro di sabato, festivo e perfino notturno, unito a una gestione insostenibile della reperibilità, mettendo a repentaglio la salute psicofisica dei lavoratori". 

"Ultimo elemento di rivendicazione - hanno proseguito i sindacati - è legato al tema della governance e della progressiva perdita di autonomia direzionale e strategica delle società italiane del gruppo Borsa italiana. A fronte della rilevanza nazionale dell’infrastruttura di mercato, come volano per la crescita economica e la stabilità finanziaria del nostro paese notiamo un progressivo trasferimento al di fuori dell’Italia dell’indirizzo strategico del gruppo, e di uno spostamento dei ruoli apicali in altre aree geografiche del gruppo Euronext. Tutti e quattro i punti sopra menzionati crediamo confermino la volontà del gruppo Euronext di disinvestire progressivamente dall’Italia, scelta questa che desta profonda preoccupazione per la tenuta della competitività complessiva del sistema Paese, oltre che - hanno concluso le sigle - per le evidenti e potenziali ricadute occupazionali e depauperamento delle professionalità presenti sul territorio italiano". 

Così il prossimo 27 giugno i lavoratori potranno fermarsi nelle ultime due ore della giornata. Fino a metà luglio ci saranno poi altre forme di astensione, dallo sciopero della reperibilità a quello degli straordinari. 
 

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