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Il Giornale in sciopero: la redazione unita contro i tagli agli stipendi

Il 5 settembre il quotidiano diretto da Sallusti non è uscito in edicola

Il quotidiano nazionale Il Giornale non è uscito in edicola il 5 settembre. L'assemblea di redazione infatti "ha deciso all'unanimità di scendere in sciopero contro il piano di tagli annunciato dalla società editrice", come si legge in un comunicato del comitato di redazione, nel quale si evidenzia anche come "l'utilizzo dello strumento dei contratti di solidarietà, nella misura annunciata, è di una entità senza precedenti e incompatibile con la qualità del quotidiano. Lo sciopero immediato è una decisione sofferta ma inevitabile davanti ad un'azienda che non propone alcun piano di rilancio editoriale ma scarica sulle spalle dei redattori, cui vengono prospettati sacrifici intollerabili, il peso di una crisi che riguarda l'intero settore dell'editoria".

Come riportato da Lettera43, è la prima volta che Il Giornale non viene regolarmente pubblicato da quando venne fondato a Milano nel 1974. A motivare la scelta dei giornalisti di scioperare l'annuncio di tagli del 30% agli stipendi, attuati a partire dal 1° gennaio 2019, per i successivi tre anni. La protesta, come annunciato, dovrebbe protrarsi per tre giorni. "I giornalisti del Giornale sono pronti a fare la loro parte ma certamente non nella misura abnorme ipotizzata dall'azienda. L'assemblea ha dato mandato al Cdr per la prosecuzione della trattativa decidendo fin d'ora, se necessarie, altre due giornate di sciopero", si legge nel comunicato.

Solidali con i giornalisti del quotidiano fondato da Indro Montanelli i colleghi dei cdr di Mediaset, azienda che come Il Giornale è di proprietà della famiglia Berlusconi. A fianco degli scioperanti anche la Federazione nazionale della Stampa italiana, l'Associazione Lombarda dei Giornalisti e l'Associazione Stampa Romana, i quali spiegano: "Il sindacato ritiene che il superamento di fasi di difficoltà non possa avvenire continuando a portare avanti una politica di tagli al costo del lavoro, ma richieda investimenti mirati e a lungo termine. Per questo condivide le preoccupazioni del Cdr ed è pronto a sostenerne le ragioni in ogni sede".

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