Coronavirus: bus, metro e treni stracolmi a Milano, ma in regione si continua a litigare

Mezzi sempre più pieni, ma in regione si discute su chi abbia la responsabilità

Rimpalli di accuse, scariche di responsabilità, fuochi incrociati. E intanto, mentre lo "spettacolo" - si fa per dire - politico va avanti, il problema resta lì e non si risolve, né con ogni probabilità si risolverà. Il tema caldo degli ultimi giorni milanesi e lombardi - con i contagi da coronavirus che hanno ricominciato a correre - è la scuola. O meglio: è il modo in cui gli alunni, i più grandi soprattutto, a scuola ci arrivano, passando molto spesso interminabili minuti su autobus, tram e treni pieni zeppi e con il distanziamento che è poco più di un ricordo. 

Per legge, ad oggi, i convogli regionali non sono più tenuti a rispettare una capienza massima e i mezzi di trasporto pubblico locale possono essere riempiti all'80% - tutto insomma è fatto secondo norma -, ma che qualcosa non vada è evidente e lo sanno tanto a palazzo Marino, quanto al Pirellone. Così le idee messe sul tavolo erano state due: didattica a distanza per gli alunni delle superiori - ma dal governo è arrivato un secco e deciso no - e orari di ingresso spalmati tra le scuole e le classi, proprio per cercare di alleggerire il carico sui mezzi. 

Ecco, la seconda strada ipotizzata sembrava aver portato a casa un ok bipartisan, salvo poi fermarsi sui soliti, immancabili, eterni scontri politici. A sfidarsi, grande classico, la Lega - che la regione la amministra - e il Pd, che a palazzo di Lombarda siede all'opposizione. 

Mezzi pieni e orari a scuola, è scontro

Dicono dal Carroccio, per bocca dell'assessore ai trasporti, Cladia Maria Terzi: "Chiediamo al Ministero dell'Istruzione di attivarsi affinché venga potenziato lo scaglionamento degli orari di entrata e uscita da scuola, in maniera specifica per le ultime classi delle scuole superiori. In questo modo è possibile alleggerire la pressione sul trasporto pubblico locale, che però, va detto, registra un tasso di frequentazione assolutamente nei limiti dell'80% previsti dal Cts". E ancora: "Da parte di Regione Lombardia e in particolare delle Agenzie Tpl è stato fatto il possibile per rimodulare il servizio, ma è chiaro che serve un'azione più incisiva da parte del Governo. Come Regioni è dallo scorso maggio che chiediamo maggior attenzione sul tema al ministro Azzolina: non è corretto lasciare la responsabilità unicamente sulle spalle dei dirigenti scolastici".

Da Attilio Fontana, numero uno del Pirellone, arriva l'eco: "L’unica cosa sulla quale ci stiamo concentrando è quella del trasporto pubblico locale, per cercare di ridurre la frequentazione in alcune ore della giornata”, ha detto scongiurando - per ora - un'ipotesi di lockdown. “Noi come Regione avevamo già chiesto da maggio che si provvedesse a una spalmatura dell’orario dell’inizio delle diverse attività purtroppo non siamo stati presi in considerazione e insisteremo. Almeno per fare qualche differenziazione sull’inizio delle scuole”. E sul tema orari scaglionati: "La regione può fare poco, possiamo sollecitare”. 

Tutto qui? No. Perché dal Pd, con in campo i consiglieri Gigi Ponti e Pietro Bussolati, arriva una versione diversa. "Regione Lombardia con Trenord non ha potenziato, anzi, ha tagliato le corse negli orari non di punta, ha aumentato la capienza dei treni oltre quanto fatto dalle aziende del trasporto locale, non ha consultato i sindacati per trovare le soluzioni migliori e ora chiede al Governo di prevedere lo scaglionamento degli ingressi a scuola. Ma è compito della Regione. Convochi il provveditorato regionale e imponga lo scaglionamento degli orari come da sua competenza", il j'accuse dei due. 

E intanto tra accuse, rimpalli, note ufficiali e comunicati i mezzi restano pieni. E per ora non cambia nulla. 

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