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Le scuole aperte mettono in crisi il sistema dei mezzi pubblici, si va in classe coi bus turistici

A evidenziare la preoccupazione, per quel che riguarda Milano e la Lombardia, è Fontana

Impossibile aprire le scuole al 100% e non pesare sulla capienza dei mezzi pubblici. A evidenziare la preoccupazione, per quel che riguarda Milano e la Lombardia, è il governatore Attilio Fontana. “L’equazione” della scuola in presenza al 100% con capienza dei mezzi pubblici ridotta al 50%, resta “abbastanza insostenibile”.

Per tentare di risolverla si può però partire da due numeri: 47 milioni di euro per servizi aggiuntivi con bus privati arrivati dallo Stato alla Lombardia per il periodo gennaio-giugno e 12 milioni di euro spesi ad oggi per lo stesso scopo da Atm, il gestore del trasporto pubblico locale milanese. I primi sono stati girati dalla Regione alle varie Agenzie per il Tpl e, a cascata, dovrebbero arrivare progressivamente ai gestori. I secondi sono sono già stati comunque investiti da Atm, contando sul supporto dei finanziamenti nazionali.

In attesa del decreto che il Governo sta mettendo a punto, dopo l’incontro con le Regioni, che da lunedì dovrebbe riportare in classe anche gli studenti delle scuole superiori, in Lombardia si fanno dunque i conti con lo stanziamento di gennaio. Doveva coprire tutto l’anno scolastico residuo e finora è stato sufficiente per pagare tutti i servizi aggiuntivi programmati dai tavoli prefettizi, tenendo conto delle limitazioni alla capienza dei mezzi. Poichè però le superiori sono rimaste chiuse fino ad oggi più di quanto si prevedesse a gennaio non tutto quanto è stato programmato è stato poi effettivemente speso. Un fatto che concede, in linea teorica, un margine per aumentare le corse a parità di stanziamento.

I bus turistici per andare a scuola

Quanto a Milano l’investimento di 12 milioni è servito ad Atm per noleggiare 100 bus turistici utilizzati come navette che collegano 30 istituti scolastici con le fermate più vicine della metropolitana. Si tratta in totale di 800 corse dedicate agli studenti che fanno parte di quanto deciso dal “Patto di Milano per la scuola” che a gennaio ha cambiato gli orari di apertura di istituti, negozi, uffici pubblici, fabbriche e studi professionali, al fine di lasciare spazio agli studenti durante le prime ore del mattino e per rispettare il limite stringente di capienza del 50% dei mezzi pubblici. Ora bisogna vedere cosa deciderà in proposito il Governo e, a valle, come le decisioni verranno declinate dai tavoli prefettizi. La previsione e la certificazione dei servizi aggiuntivi restano comunque in capo ai prefetti.

Il decreto firmato a fine gennaio dall’allora ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti di concerto con il ministro dell’Economia prevedeva che Regioni e Province autonome potessero disporre, a titolo di anticipazione, di 195 milioni di euro per il finanziamento dei servizi aggiuntivi di trasporto pubblico, locale e regionale, e di 100 milioni a titolo di compensazione per la riduzione dei ricavi tariffari del 2020. I 195 milioni erano concepiti come un anticipo del 50% dello stanziamento complessivo di 390 milioni per i servizi aggiuntivi necessari a fronteggiare il trasporto degli studenti a fronte della ripresa della didattica in presenza al 50%.

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