Morte Dj Fabo, Marco Cappato assolto perché "il fatto non sussiste"

L'udienza è stata interrotta da una triste notizia: è deceduta la madre di Cappato, ricoverata da alcuni giorni in ospedale

Foto Filomena Gallo (Fb)

Assolto perché "il fatto non sussiste". Si è chiuso così il processo a Marco Cappato, che era accusato di aiuto al suicidio per avere accompagnato Fabiano Antoniani a morire in una clinica di Zurigo (autodenunciandosi in caserma dei carabinieri al ritorno a Milano). 

Una assoluzione annunciata per il leader radicale, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito che, in casi come quello di dj Fabo, l'aiuto al suicidio non sia punibile.

Dopo la lettura della sentenza in aula è partito un grande e lungo applauso. "Quello che posso dire è che Fabiano oggi, insieme a me, avrebbe festeggiato perché è una battaglia in cui credeva fin dall'inizio. E' una battaglia per la libertà di tutti", ha detto Valeria Imbrugno, la fidanzata di Fabiano Antoniani.

Il pm Tiziana Siciliano lunedì mattina, nell'ultima udienza, ha chiesto nuovamente l'assoluzione e Cappato ha reso una dichiarazione spontanea, affermando che «la mia è una motivazione di libertà, di diritto alla autodeterminazione individuale, naturalmente all'interno di determinate condizioni, è per questo che ho aiutato Fabiano». Durante l'udienza è arrivata una tragica notizia: la madre di Cappato, ricoverata in ospedale da alcuni giorni, è deceduta. I giudici hanno permesso al politico di assentarsi per qualche minuto dall'aula di Tribunale sospendendo l'udienza.

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Dj Fabo: in Tribunale il video delle sue sofferenze

Come si ricorderà, i giudici milanesi avevano rinviato alla Corte Costituzionale la decisione di stabilire fino a dove si spingesse l'autodeterminazione di una persona che desidera porre fine alla propria vita. I giudici della Consulta avevano dato al Parlamento un anno di tempo per varare una legge che lo chiarisse, poi (scaduto il tempo) avevano sentenziato che la punibilità è esclusa in casi come quello di Fabo, cioè di una persona tenuta in vita con idratazione e alimentazione artificiale e subisce sofferenze fisiche e/o psicologiche intollerabili derivate dalla sua malattia.

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