L'acqua alle ginocchia, le onde e la corrente come in mare: una mattina a Niguarda

Strade cancellate e trasformate in fiumi, con la corrente che trascina. Il racconto

Niguarda sott'acqua - Foto Guarino

Una vigilessa con toni gentili e pacati spiega a una signora cosa è successo, anche se basta guardare attorno per comprenderlo. Lei, una donna sulla 60ina seduta fuori da un bar, non ci sta. Mentre un barbiere accanto spazza e cerca di togliere i rifiuti, scuote la testa, la guarda un attimo e replica: "Ma com'è possibile nel 2020? Com'è possibile?". Eppure è possibile. É possibile che il Seveso esondi e che Niguarda si trasformi in una sorta di Venezia con l'acqua nera e sporca come succede da anni, come succede da sempre. 

Venerdì è successo ancora. Le scene sono sempre le stesse, tristemente identiche, a metà tra il film e la realtà. Arrivando in viale Fulvio Testi, all'altezza di Ca' Granda, alle 8 di mattina l'asfalto già non si vede quasi più. La strada assomiglia al mare - il colore non è propriamente caraibico - e le macchine sembra stiano cercando di scappare anche se non si sa bene verso dove. 

Risalendo il viale, con l'acqua che arriva alle ginocchia, sembra di passeggiare sulla battigia di una qualsiasi spiaggia del mondo. L'acqua è fredda, la corrente è forte, in grado di spostare una persona, e le auto che provano a muoversi - il "miracolo" riesce a qualche pickup e ai mezzi della Locale e della protezione civile - creano delle vere e proprie onde, con l'acqua che si increspa e poi sbatte sui muri degli edifici, estendosi anche sui marciapiedi oltre che sull'asfalto. 

C'è qualche mezzo che invece la sua personale battaglia con l'acqua la perde. In viale Sarca un furgone rosso, un'Audi e una Peugeot la loro sfida l'hanno miseramente fallita e se ne stanno lì, fermi, sotto il ponte, per metà coperti dall'acqua. Poche decine di metri più indietro, invece, ci sono sei o sette agenti della Questura, un'ambulanza, qualche soccorritore e un uomo con addosso un camice, di quelli che si usano in ospedale: evidentemente stava andando in ambulanza al pronto soccorso ma il Seveso ha deciso che doveva aspettare. 

Seveso, storia di un'esondazione sempre annunciata

Ritornando verso viale Fulvio Testi c'è una donna che spinge a mano la sua Vespa arancione sul marciapiede e ci sono decine e decine di auto ferme in piazzale Istria, che sembra una grande, gigantesca piscina rotonda. Anche da lì si vede arrivare il gommone dei vigili del fuoco, perché adesso la via davvero non c'è più e i sommozzatori sotto il ponte della ferroviaria in viale Fulvio Testi sono quanto mai nel loro ambiente naturale. 

In via Valfurva, che è la prima a pagare il conto alle esondazioni, verso le 10 di acqua ce n'è di meno. Lì la furia del Seveso esplode e poi travolge tutto il resto, lasciando una scia di fango, detriti, sporco. Di gente che spazza e di donne che si chiedono "ma com'è possibile nel 2020? Com'è possibile?".

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