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Mercoledì, 25 Maggio 2022
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Sta diventando sempre più difficile coltivare riso alle porte di Milano

Coldiretti Lombardia ha lanciato l'allarme: le coltivazioni potrebbero entrare in crisi a causa della siccità

Un vecchio detto recita "Il riso nasce nell'acqua e muore nel vino" ma in Lombardia - terra di vino e riso - è sempre più difficile coltivare il cereale, soprattutto in questo 2022 in cui sta spadroneggiando la siccità. "Con soli 300 millimetri di precipitazioni in 6 mesi in Lombardia, l’impatto della prolungata siccità rischia di pesare sull’evolversi della stagione del riso nonostante le ultime piogge abbiano salvato le semine primaverili". Lo ha detto Coldiretti Lombardia in occasione della firma del protocollo d'intesa per la coltivazione del riso sottoscritto anche da Regione Lombardia, che mira a promuovere attività di studio e ricerca per mitigare gli effetti del cambiamento climatico, oltre che a coordinare le politiche sull’uso dell’acqua e a promuovere una risicoltura sostenibile.

Tra ottobre 2021 e marzo 2022 le precipitazioni in Lombardia sono quasi dimezzate (-45%) rispetto alla media degli anni 2006/2020. Una situazione solo in parte attenuata dalle ultime piogge di maggio che hanno permesso di mettere in sicurezza le semine e hanno contribuito a far innalzare il livello dei grandi laghi, come ad esempio quello di Como che ha ora una percentuale di riempimento pari al 33,5% o il Maggiore ora al 38,4%.

"La siccità – spiega Paolo Carra, vice presidente della Coldiretti regionale – è diventata una calamità che sta mettendo sempre più a rischio i raccolti anche in Lombardia e testimonia i cambiamenti climatici in atto, di fronte ai quali è importante passare dalla logica dell’emergenza a quella di prevenzione e programmazione".

Per l’evolversi della stagione del riso di quest’anno preoccupa la carenza delle riserve idriche accumulate non solo nei grandi laghi e negli invasi artificiali, ma anche sotto forma di neve. Queste ultime in particolare risultano ancora inferiori di circa il 64% rispetto alla media del periodo 2006-2020, secondo un’analisi di Coldiretti Lombardia su dati Arpa di inizio maggio.

A tutto ciò – ha sottolineato la Coldiretti – si somma l’aumento record dei costi di produzione provocato dalla guerra in Ucraina, con rincari che vanno dal +170% dei concimi al +129% per il gasolio, secondo l’analisi Coldiretti. Una situazione che, secondo le prime stime, ha portato al taglio delle semine del riso con un calo previsto di diecimila ettari in tutta Italia.

A preoccupare comunque non è solo l’economia e l’occupazione, ma anche la tutela dell’ambiente e della biodiversità. Sono 200 infatti le varietà iscritte nel registro nazionale: dal vero Carnaroli, con elevato contenuto di amido e consistenza spesso chiamato "re dei risi", all’Arborio dai chicchi grandi e perlati che aumentano di volume durante la cottura fino al Vialone Nano, il primo riso ad avere in Europa il riconoscimento come indicazione geografica protetta, passando per il Roma e il Baldo che hanno fatto la storia della risicoltura italiana.

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