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Enzo Tortora in via dei Piatti (foto Ansa)

Enzo Tortora in via dei Piatti (foto Ansa)

Enzo Tortora: la targa sulla casa di Milano sarà scoperta a primavera

La data è stata rinviata dal 30 novembre 2020 al 30 marzo 2021

Sarà scoperta martedì 30 marzo 2021 la targa in memoria di Enzo Tortora affissa in via dei Piatti 8, dove il popolare giornalista e presentatore abitava, in zona Missori. La data era inizialmente fissata per il 30 novembre, anniversario della nascita, ma su proposta della compagna, l'ex senatrice Francesca Scopelliti, è stata posticipata alla prossima primavera. Una scelta che consente di permettere alle persone che lo desiderano di partecipare attivamente alla cerimonia, dato che il 30 novembre cade in un periodo di lockdown, seppure "morbido", e non è ancora detto che, per quella data, la Lombardia sarà diventata "zona arancione".

La decisione di ricordare Enzo Tortora era stata formalizzata a fine agosto 2020 dalla giunta comunale, che aveva deliberato la realizzazione della targa recependo la mozione approvata dal consiglio comunale nella seduta del 30 settembre 2019, circa un anno dopo la sua presentazione.  La targa commemorativa per Enzo Tortora rientra nel programma di iniziative del Comune "Milano è Memoria".

La scelta del 30 marzo, cioè del martedì che precede la Pasqua del 2021, si riconnette alla tradizione dei Radicali di iniziative e riflessioni sul tema della giustizia in occasione di quella ricorrenza. Tortora scontò in via dei Piatti la detenzione domiciliare, dopo avere trascorso quasi un anno in carcere, e morì nella sua abitazione milanese il 18 maggio 1988, circa un anno dopo l'assoluzione con formula piena. A Tortora è già dedicato un Largo a Milano, in corso Magenta di fronte a Palazzo Litta.

L'arresto e le accuse dei pentiti

Genovese di nascita, Tortora divenne famoso per la conduzione de La Domenica Sportiva e poi per l'ideazione e la conduzione di Portobello. Iscritto al Partito Liberale, di cui era dirigente, il popolare presentatore televisivo fu arrestato il 17 giugno 1983, accusato di associazione camorristica e traffico di droga. Liberato nel mese di gennaio del 1984, fu condannato nel settembre 1985 a dieci anni di reclusione. Le accuse si basarono sulle dichiarazioni di pentiti di camorra e presunti testimoni. Con Tortora vennero arrestate centinaia di persone in una maxi-retata in mezza Italia.

L'elezione al PE, l'assoluzione e la morte

Nel giugno del 1984, mentre era agli arresti domiciliari in attesa del processo, il giornalista e presentatore si candidò al Parlamento Europeo nelle liste del Partito Radicale venendo eletto nella circoscrizione Nord-Occidentale con più di 132 mila voti di preferenza. Questo gli valse la completa liberazione. Ma, dopo la condanna, si dimise da europarlamentare e tornò ai domiciliari rinunciando alla prescrizione. Un anno dopo la condanna in primo grado, nel settembre del 1986, fu assolto dalla Corte d'Appello e poi anche dalla Cassazione nel 1987. Morì il 18 giugno 1988, a quasi 60 anni.

Dopo l'assoluzione in Cassazione, con Tortora ancora vivo, nel 1987 gli italiani votarono un referendum per introdurre la responsabilità civile dei magistrati che fu approvato con oltre l'80% di "sì", anche se una vera e propria responsabilità civile per chi amministra la giustizia non venne mai realmente introdotta nel nostro Paese. Il "caso Tortora" divenne ed è ancora emblematico e simbolico della "malagiustizia" in Italia.

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