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Lunedì, 30 Gennaio 2023

Il commento

Massimiliano Tonelli

Opinionista

L'incredibile masochismo dei tassisti: qualcuno li salvi

Questa corporazione pensa di tutelare se stessa, in realtà sta tagliando il ramo sul quale è seduta voltando le spalle alla clientela attuale e a quella potenziale. Un suicidio economico spacciato per difesa di categoria

Giovedì 15 dicembre, Milano, esterno notte. La tempesta perfetta, in tutti i sensi. Piove, fa freddo, la città è piena di pozzanghere (questa cosa meriterà un altro approfondimento... ) e fino al giorno prima c'era perfino una mezza allerta neve. I mezzi pubblici fanno il possibile, ma tram e bus spesso si impantanano negli ingorghi. Provo a cavarmela tra un appuntamento e l'altro finché alla presentazione di un libro in Corso Venezia l'amica che doveva moderare l'incontro mi racconta: "Ero a 4 minuti netti da qui, pioveva forte, non avevo l'ombrello, non c'è stata alcuna possibilità di trovare un taxi e ho dovuto prendere Uber: 49 euro per 4 minuti". 

Eh già, le piattaforme come Uber sono libere nella loro tariffazione e seguono il mercato, come una compagnia aerea o ferroviaria. Quando c'è bonaccia di richieste, offerte e promozioni, ma quando c'è tanta richiesta il prezzo si impenna fino a livelli impensabili. Ma ricorrere a Uber o ad altre realtà simili dovrebbe essere una scelta, non un obbligo dovuto alla scarsezza di offerta lato taxi. E invece questa scarsezza si manifesta e lo fa a dire il vero ormai ogni giorno, non solo durante le tempeste perfette del periodo pre-natalizio. Le lamentele sono ormai costanti, organizzatori di eventi, ristoranti, alberghi sono esasperati, ma oltre alla filiera del turismo (che continua a crescere in città) è esasperato tutto il sistema produttivo di una città che basa la sua prosperità su manifestazioni, fiere, incontri, meeting. 

Perché non si aumentano le licenze taxi a Milano?

Come fa Milano a potersi permettere un servizio taxi che non sia più che impeccabile visto il profilo di efficienza e di business che pretende di avere sul palcoscenico europeo? Cosa ci vuole a capire che le licenze sono troppo poche e vanno sensibilmente aumentate? Aumentare le licenze fa decrescere il valore delle licenze stesse? È una fake news, falsissima, ma anche se fosse vera sarebbe comunque un rischio da correre visto che su un piatto della bilancia ci sono ingiustificate paure e superstizioni e dall'altra il benessere di una intera città, del suo sistema economico, del suo turismo, del suo progresso e della sua crescita.

Quanto danno genera l'inefficienza dei taxi?

Dei taxi e della loro capacità di fare lobbying si parla molto. Molto poco invece si parla dei danni diffusi che questa efficace pressione politico-elettorale determina: un sistema economico (come quello milanese, ma vale lo stesso per quello romano) che non dispone di un efficiente servizio taxi è un sistema economico che viene scelto meno volentieri dagli investitori, che ha meno credibilità, che fa scappare giovani e startupper e venture capitalist che non concepiscono neppure lontanamente di investire i propri fondi in un ecosistema in cui sono piccole lobbies a dettar legge a danno di tutti in nome tra l'altro di analisi di mercato errate. Insomma taxi mal funzionanti comportano minore crescita economica, minori posti di lavoro, minori investimenti, clamoroso danno di immagine per la città. Sono danni che andrebbero misurati per far comprendere alla cittadinanza in maniera plastica quanto pesa accettare sciocchi ricatti corporativi. 

Inoltre, come dicevamo, le deduzioni sono errate. Non solo perché non è vero che più licenze significano meno valore per le licenze stesse (più licenze significano più lavoro e più centralità per la categoria nel firmamento della mobilità urbana, quindi semmai è il contrario). Le analisi sono errate perché, come dimostra l'episodio di Uber che raccontavo sopra, i taxi rimanendo un sistema chiuso e corporativo finiscono per alimentare i loro concorrenti, li avvantaggiano, danno autorevolezza e ruolo a sistemi nuovi perdendone loro. Più i taxi lotteranno per essere inefficienti e scarsi in termini numerici più il mercato sarà portato (e la tecnologia aiuterà sempre più) a cercare alternative per rispondere ad una domanda che non viene esaudita. È proprio inevitabile. Non va dimenticato inoltre, a proposito di concorrenza sleale che i tassisti si producono e alimentano da soli, che la scarsezza di servizio taxi finisce talvolta per lasciare spazio all'abusivismo. 

Taxi inefficienti disincentivano a liberarsi dell'auto di proprietà

E poi c'è il concorrente più grande dei taxi (ma i taxisti non se ne sono mai, storicamente, resi conto): l'auto privata. Perché i taxi in altre città (da Londra a New York) vengono utilizzati molto più intensamente e ordinariamente dalla popolazione? Perché sono più economici forse? Niente affatto. Vengono utilizzati più spesso e rappresentano un normale mezzo pubblico (e non una eccezione da concedersi ogni tanto) perché la percentuale di popolazione che non possiede un'auto privata è significativamente più alta che a Milano (per tacere di Roma). 

Ma è un circolo vizioso: finché i taxi funzioneranno a singhiozzo ci sarà sempre una grande resistenza da parte dei cittadini a liberarsi dell'auto in maniera definitiva passando ad un mix di trasporto che preveda il più frequente utilizzo del taxi stessi. Insomma i tassisti non fidelizzano la loro clientela, non lavorano sul target dei clienti potenziali, non contribuiscono al cambio e all'evoluzione delle abitudini, non sembrano interessati a cercarsi nuovi segmenti di clientela. Ragionano all'inverso di qualsiasi logica imprenditoriale sana. In definitiva proteggendo la loro categoria, stanno segando piano piano l'albero su cui sono seduti: qualcuno dovrebbe salvarli da loro stessi semplicemente applicando in Italia gli algoritmi di rilascio licenze che si trovano in Europa. Per i Comuni è tutto molto semplice: basta dimostrarne la necessità (a Milano i dati sono eloquenti) e aumentare le licenze, non costa nulla - anzi, la città incassa - e la cosa va a beneficio di tutti. Certo occorre lucidità e voglia di fronteggiare proteste strumentali, e forse è più facile aumentare i biglietti per chi sceglie di usare il trasporto pubblico...

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