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Fermata durante il lockdown diede il nome 'Pamela'. Trans assolta da false attestazioni

"Non c'è dolo, si riconosce in quel nome". Protagonista una 30enne che da 15 anni usa il nome al femminile nell'attesa di farsi operare

Durante il primo lockdown, fermata per strada, disse di chiamarsi Pamela, mentre il suo nome all'anagrafe è Luis Miguel. Ma ora un giudice l'ha assolta dall'accusa di falsa attestazione.

Protagonista della vicenda una transessuale 30enne dal Paraguay, che rispondeva di falsa attestazione a un pubblico ufficiale sulla propria identità di genere perché, fermata per un controllo a marzo 2020, aveva detto ai carabinieri di chiamarsi Pamela.

"Ha indicato le generalità nelle quali si riconosce ed è riconosciuto nell'ambiente sociale di riferimento", si legge nelle motivazioni con le quali il magistrato del Tribunale di Milano, Paolo Salvatore ha prosciolto l'imputata, "perché il fatto non sussiste". 

La trans era uscita per comprare dei medicinali ma quando i militari le hanno chiesto i suoi dati ha indicato il nome femminile con il quale, da circa quindici anni, si fa chiamare da chiunque la conosca. Per il giudice il dato era obiettivamente non veritiero, ma non costituisce reato perché poco dopo averlo fornito Pamela ha subito rivelato di essere una ragazza trans.

Secondo il giudice Salvatore, "è da ritenere che, nel declinare le false generalità è mancata anche la coscienza  e volontà" di mentire "dal momento che aveva in tal modo inteso indicare le generalità nelle quali (per ragioni di identità di genere) si riconosce ed è riconosciuto nell'ambiente sociale di riferimento. Assenza di dolo ancora più evidente solo che si pensi alla pressoché immediata messa a parte degli operanti del fatto di essere transessuale".

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