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Il trapianto che a Milano ha salvato 2 persone con 'un solo fegato'

L'intervento al Policlinico grazie a una maratona durata 18 ore

Un 'intervento domino' che ha salvato due vite. È accaduto all'ospedale Policlinico di Milano grazie a una maratona di interventi durata 18 ore.

Protagonisti dell'operazione salvavita Gianluca e Federico (entrambi nomi di fantasia). Il primo, 27 anni, affetto da una rara malattia genetica, la leucinosi, è stato costretto a un trapianto di fegato anche se quest'organo, in un'altra persona, avrebbe funzionato perfettamente. Di qui l'idea di un 'trapianto domino', una soluzione molto complessa da realizzare. 

Una volta che per Gianluca è stato trovato un donatore, il suo fegato è stato donato a Federico. Così i due sono stati entrambi salvati e dopo l'operazione sono potuti tornare a casa. "Il ragazzo era in lista per il trapianto - racconta Giorgio Rossi, direttore di chirurgia generale e trapianti di fegato del Policlinico di Milano e professore di chirurgia all'Università degli studi di Milano - ma questo significava dover attendere che una persona sana morisse e diventasse donatore. Gianluca aveva capito che anche lui poteva fare la sua parte, e da subito aveva manifestato con forza la volontà di diventare a sua volta un donatore e salvare la vita a qualcuno. Una disponibilità ancora più importante, dato che il suo gruppo sanguigno B è raro, e di donatori come lui non ce ne sono tanti".

Quando è arrivato un fegato compatibile, la macchina dell'ospedale milanese si è messa in moto e alle 6 del mattino le sale operatorie sono state aperte per fare 3 interventi uno di seguito all'altro: prelevare il fegato da Gianluca, trapiantare il fegato nuovo, e allo stesso tempo trapiantare il fegato di Gianluca a Federico, anche lui paziente in lista d'attesa per un organo. 

In totale l'équipe di medici coordinata dal professor Rossi è stata impegnata per 18 ore: la maratona è terminata all'una di notte. "Tutto si è svolto senza alcun intoppo nonostante la pandemia da Covid-19 e tutte le complicazioni che ne conseguono. Nelle sale operatorie - commenta Ezio Belleri, direttore generale del Policlinico di Milano - sono stati coinvolti oltre 40 professionisti, con l'appoggio dell'intero Ospedale: non si può realizzare un risultato del genere senza un'organizzazione capace di coordinare numerose unità operative tra loro e in completo raccordo con le strutture regionali e nazionali. Sapere che quella di Gianluca e Federico è una storia a lieto fine è il migliore ringraziamento per l'impegno che mettiamo in campo ogni giorno per i nostri pazienti".

Dopo questa conclusione più che mai positiva e in vista della Giornata nazionale per la donazione e il trapianto di organi e tessuti prevista per l'11 aprile, gli esperti sottolineano una realtà fondamentale: senza donatori nessun trapianto è possibile. "Anche per questo, e per tutte le storie a lieto fine, è importante diffondere sempre più il messaggio che la donazione è vita", sottolineano dal Policlinico.

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