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Il Tribunale ordina al Comune di Milano di trascrivere un bambino con due padri

La sentenza di condanna a Palazzo Marino. Il Comune si era rifiutato di farlo

Il Comune di Milano si era rifiutato di trascrivere l'atto di nascita di un bambino su cui comparivano due padri, uno statunitense e uno italiano, ma il Tribunale di Milano, con decisione del 26 ottobre 2021, ha condannato Palazzo Marino a farlo. Lo rende noto Alexander Schuster, avvocato trentino che ha assistito la coppia di genitori.

Il caso era abbastanza ingarbugliato perché si è intrecciato con l'esplosione della pandemia covid. La coppia di padri risiedeva in Florida, dove il bambino è nato con gestazione surrogata. Il padre statunitense si recò a Milano per lavoro mentre l'altro rimase in Florida, prevedendo di portare il figlio in Italia poco dopo. Ma la pandemia sopravvenne e al padre italiano risultò a quel punto impossibile lasciare la Florida con il neonato: la mancata trascrizione da parte del Comune di Milano impediva che il piccolo ottenesse la cittadinanza italiana e potesse raggiungere il capoluogo lombardo in tempo di pandemia. Così partì il ricorso in Tribunale.

Prevale il diritto del minore

La coppia ottenne nel frattempo un'adozione co-parentale (stepchild adoption) per far sì che i tre potessero finallmente riunirsi. Ed ora è arrivata la sentenza del Tribunale. Le tre giudici hanno osservato che, "nel caso di specie, può essere escluso che vi sia stata una concreta lesione della dignità della gestante che possa prevalere sulla tutela dei diritti del nato". In altri termini, prevale la tutela dell'interesse del minore che, "dalla sua nascita, è inserito nel nucleo familiare dei ricorrenti e deve poter fruire del diritto di essere 'mantenuto, istruito, educato ed assistito moralmente', come recita l'art. 147 del codice civile, da entrambe le persone che egli considera suoi genitori".

Nel 2018 il Comune di Milano aveva effettuato alcune trascrizioni di due padri ma, l'anno seguente, cambiò tutto e Palazzo Marino smise di farlo. "Si tratta - afferma l'avvocato Schuster - di una posizione profondamente lesiva dei diritti dei minori e delle famiglie arcobaleno e in manifesta violazione della Costituzione".

Le reazioni della destra: "Il tribunale aggira la legge"

Durissime le reazioni di esponenti della Lega e di Fratelli d'Italia. Giorgia Meloni, leader nazionale di Fdi, ha commentato che "la maternità surrogata in Italia è vietata e punita dalla Legge 40 ma questo non impedisce alla magistratura di aggirare le norme e sdoganare di fatto nella nostra Nazione una pratica che trasforma la maternità e i bambini in prodotti". L'ex ministra si è appellata agli alleati di Lega e Forza Italia per fare "fronte comune per rendere l'utero in affitto un reato universale, ovvero punibile in Italia anche se commesso all'estero".

Sulla stessa linea Simona Baldassarre, eurodeputata della Lega di cui è responsabile del 'dipartimento famiglia'. Secondo l'esponente del Carroccio, la decisione del Tribunale di Milano è "un precedente grave che elude la Legge 40/2004 rimuovendo de facto la certezza della pena per chi ricorre alla maternità per conto terzi al fine di soddisfare il proprio egoismo di avere un figlio". Baldassarre concorda con Fdi sulla dichiarazione dell'utero in affitto come "reato universale, indipendentemente da dove sia compiuto", e parla di "abominio che viola i diritti umani", anche se, bontà sua, ammette pure che "lo Stato ha il dovere di tutelare i bambini già nati".

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