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La truffa alla Cesare Pozzo e il finanziere già arrestato in Vaticano

Legacoop Lombardia: «Solidarietà alla società e ai suoi 45 mila cooperatori. Ora importante metterla in sicurezza»

Ha scosso il mondo della cooperazione la vicenda della truffa ai danni della società di mutuo soccorso Cesare Pozzo, sede principale a Milano in via San Gregorio, uno dei nomi più importanti dell'assistenza integrativa e sanitaria in tutta Europa. Secondo l'indagine della procura di Milano, sono stati sottratti oltre sedici milioni di euro alle casse della società, dirottandoli in gran parte nell'acquisto di titoli lussemburghesi di dubbia esigibilità e con la promessa di interessi molto alti, quanto improbabili.

«Esprimo la solidarietà di tutto il movimento cooperativo lombardo di Legacoop alla società, la più grande tra le realtà italiane che operano nel campo della mutualità sanitaria integrativa», ha commentato Attilio Dadda, presidente di Legacoop Lombardia, «e confermo la nostra vicinanza ai 45 mila cooperatori e cooperatrici che usufruiscono dei servizi mutualistici di tutela della salute».

L'indagine ha portato a sei misure di arresti domiciliari, che coinvolgono ex vertici dell'impresa, ormai non più in carica. Tra i metodi per "far sparire" il denaro dalle casse della Cesare Pozzo, l'uso "disinvolto" di carte di credito aziendali intestate proprio a Fondo Salute, la prima società europea nel settore dell'assistenza sanitaria integrativa, frutto dell'alleanza tra la Cesare Pozzo e la francese Harmonie Mutuelle. L'acquisto di beni di lusso avrebbe avuto, come "beneficiari finali", scrive la procura, l'ex presidente e l'ex direttore generale della società. Ma anche alcuni personaggi calabresi considerati vicini alla 'ndrangheta.

Nel frattempo la Cesare Pozzo ha cambiato i suoi organici di vertice. «La cooperazione, in questa vicenda, ha dimostrato una capacità rigenerativa diffusa, cambiando i vertici e avviando un complesso piano di ristrutturazione. In coerenza con l'impegno quotidiano della cooperazione al rispetto della legalità, al riuso sociale dei beni confiscati, alla lotta alle false imprese», ha proseguito Dadda: «Ora, in attesa di conoscere tutti i dettagli e di comprendere meglio i danni causati alla mutua, riteniamo importante auspicare uno sforzo collegiale per mettere in sicurezza la storica società di mutuo soccorso».

Nell'indagine è finito anche Gianluigi Torzi, volto noto della finanza, coinvolto nella vicenda della casa londinese acquistata dal Vaticano: la giustizia della Santa Sede l'aveva messo sotto inchiesta, nel 2020, con l'accusa di avere tentato di estorcere ad Oltretevere circa quindici milioni di euro.

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